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Il Consiglio nazionale ha approvato, con 120 voti contro 46 e 16 astenuti, l'accordo di libero scambio con la Cina. La Camera del popolo non ha invece lasciato spazio a riferimenti espliciti ai diritti umani o del lavoro, e ha respinto l'idea di sottoporre il testo a referendum facoltativo.

I deputati hanno votato su due proposte di minoranza che chiedevano maggiore trasparenza e protezione di diritti umani, del lavoro e dell'ambiente. La Commissione della politica estera proponeva di respingerle entrambe e ha difeso il testo nella sua integrità. Elisabeth Schneider-Schneiter (PPD/BL) ha sottolineato la difficoltà di inserire simili principi in un accordo commerciale.

La sinistra ha cercato vanamente di convincere il plenum ad approvare le proposte. "Sostenendo l'accordo si mettono gli interessi economici davanti a quelli umani. È un fatto preoccupante", ha affermato Martin Naef (PS/LU). "Come si può essere contrari a creare trasparenza nelle condizioni di lavoro di un Paese partner?". Il socialista ha parlato di richieste "ovvie". "Essere contrari è semplicemente da incoscienti", ha sottolineato.

Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha voluto rassicurare i presenti: "i regolamenti svizzeri non cambiano con l'accordo con la Cina. Le norme di controllo doganale non vengono modificate; certificati ed etichettature saranno sempre necessari". "Da questo punto di vista la trasparenza è garantita", ha detto. I problemi dei diritti umani invece, "non sono certo da risolvere con degli articoli in un accordo commerciale", ha sottolineato. "Ci sono istituzioni preposte al controllo di queste cose".

Niente referendum

La Camera ha anche dovuto decidere - respingendo l'idea con 109 voti contro 52 e 21 astenuti - se sottoporre l'accordo a referendum facoltativo o meno. Jacqueline Fehr (PS/ZH), dopo aver bacchettato i colleghi per essersi schierati a favore dell'intesa, ha chiesto di sottoporre il dossier ai cittadini. Il peso politico del testo è infatti molto rilevante. "Molti di voi hanno parlato dell'intesa più importante da anni", ha detto. "Perché il popolo si può esprimere sul costo di una vignetta autostradale e non su una cosa così significativa?" ha chiesto provocatoriamente.

A rispondere è stato, fra gli altri, Walter Müller (PLR/SG): "La Costituzione è chiara su quando si deve sottoporre un testo a referendum e quando no. In questo caso non è previsto il passaggio davanti al popolo", ha sottolineato. "Negli scorsi anni abbiamo sempre rispettato le norme costituzionali, non cominciamo a cambiare abitudine proprio oggi, non è tempo per i pregiudizi contro un Paese".

"Il referendum è necessario per importanti cambiamenti di legge; il testo in questione non è sufficiente per una consultazione popolare", gli ha fatto eco Schneider-Ammann. L'accordo "è equilibrato e si riferisce a un mercato importantissimo, che potrebbe creare diversi nuovi posti di lavoro", ha aggiunto difendendo l'intesa.

L'accordo

L'intesa con la Cina ingloba numerosi settori: prodotti industriali, alcuni prodotti agricoli, regole d'origine, procedure doganali, agevolazioni commerciali, barriere non tariffarie al commercio, provvedimenti a protezione della politica commerciale e servizi.

È prevista anche la protezione della proprietà intellettuale, la promozione degli investimenti, la concorrenza, la trasparenza negli appalti pubblici, la collaborazione in ambito economico e tecnico e disposizioni di carattere istituzionale.

Il testo è frutto di due anni e mezzo di trattative, e la Svizzera ha ottenuto la difesa di diversi prodotti agricoli sensibili, ricevendo così anche l'appoggio dell'Unione svizzera dei contadini.

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SDA-ATS