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Dopo le parole si attendono i fatti. La comunità internazionale si congratula per l'accordo per un cessate il fuoco in Sud Sudan raggiunto dopo cinque mesi di ostilità tra il presidente sud sudanese Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar, oggi alla guida dei ribelli, marcati da violenze e numerose atrocità.

L'intesa è stata siglata ieri sera in Etiopia e prevede la cessazione del conflitto a partire da oggi, la creazione di un governo di transizione, nuove elezioni e l'apertura di corridoi umanitari.

L'accordo che dovrebbe mettere la parola fine, si spera non solo sulla carta, al conflitto interetnico - che ha prodotto migliaia di morti e oltre un milione di sfollati - è stato salutato positivamente dagli Stati Uniti, dall'Unione europea, dal vicino Sudan, dall'Eritrea e dalle Nazioni Unite che hanno chiesto l'immediato invio di aiuti.

Il segretario di Stato americano John Kerry si è detto certo che l'accordo "possa rappresentare un importante passo avanti per il futuro" e ha poi invitato le parti a "garantire che sia pienamente attuato". L'alto rappresentante dell'Ue per la politica estera Catherine Ashton ha dichiarato che l'intesa rappresenterà per il paese "un avanzamento molto importante" verso la pace se verrà attuato rapidamente.

Il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che la scorsa settimana si era recato nel paese, ha chiesto che gli "impegni si traducano immediatamente in azioni", mentre il responsabile delle operazioni umanitarie dell'Onu in Sud Sudan, Toby Lanzer, ha rivolto un appello su Twitter chiedendo alle parti di permettere l'invio di convogli umanitari.

Due giorni fa la missione Onu (Unmiss) aveva affermato che nel più giovane Stato africano - indipendente dal luglio del 2011 - sono stati commessi crimini contro l'umanità da entrambi le parti coinvolte nel conflitto, sia ribelli, sia forze governative. Rivalità che hanno riguardato le due tribù Dinka e Nuer e a cui appartengono rispettivamente il presidente e il suo rivale.

SDA-ATS