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Addio a Michel Tournier. A 91 anni è morto a Choisel, nel dipartimento francese delle Yvelines, lontano dai riflettori di Parigi, quello che è considerato uno dei più grandi scrittori francesi del secolo scorso, più volte candidato al Nobel per la letteratura.

Arrivato tardi alla scrittura - aveva 42 anni alla pubblicazione del suo primo romanzo - Tournier ha scritto per adulti e adolescenti, riuscendo a mescolare mito e storia. "Ciò che avevo da dire era al tempo stesso così segreto e così essenziale che ho avuto bisogno di una lunga maturazione prima di pubblicare qualcosa", disse una volta lo scrittore appassionato di cultura germanica, nato a Parigi il 19 dicembre del 1924.

Nel luglio scorso, a un giornalista di Libération che gli chiedeva della pubblicazione dei suoi libri nella edizioni La Pléiade, la più prestigiosa collana editoriale di Francia, Tournier rispose: "Non mi interessa molto. Ciò che mi interessa è essere letto. E per esserlo davvero serve un libro tascabile che è il contrario della Pléiade. Non costa tanto, te lo metti in tasca, lo leggi e lo butti. Mentre la Pléiade te la metti sugli scaffali, te la guardi senza aprirla. È fatta per essere esposta, almeno questo è il mio punto di vista".

Per Gallimard, pubblicò a metà degli anni Sessanta "Venerdì o il limbo del Pacifico", ispirato al Robinson Crusoe di Daniel Defoe. Nel 1970 ottiene - unico francese nella storia - il premio Goncourt all'unanimità della giuria, per "Il re degli Ontani", che venderà in 4 milioni di copie. "Venerdì o la vita selvaggia", versione semplificata della sua prima opera, vendette 7 milioni di copie e fu tradotta in 40 lingue, diventando un classico per ragazzi letto ancora oggi in tutte le scuole.

"Ciò che mi interessa - ironizzava ancora l'estate scorsa l'ex giurato dell'Academie Goncourt - sono le edizioni straniere. Leggere Tournier in tedesco, in inglese, non lo parlo ma lo leggo". In una nota diffusa a Parigi, il presidente, Francois Hollande, ha lodato il suo "immenso talento" tra "realismo e magia". "Le sue opere - continua il capo dello Stato - hanno segnato un'intera generazione di francesi e di europei appassionati come lui di letteratura, storia, avventura, natura e del nostro continente. Ha sempre cercato di riconciliare l'ideale e il reale. Da oltre cinquant'anni si era sistemato nel (parco naturale, ndr) Vallée de Chevreuse, defilato da Parigi ma sempre vicino ai suoi lettori".

Anche il premier Manuel Valls piange la scomparsa di un "immenso talento", un narratore "senza pari". Per il presidente dell'Académie Goncourt, Bernard Pivot, Tournier "raggiunge i grandi nomi della storia e dei miti di cui è stato il geniale romanziere". Per Pivot, lo scrittore avrebbe meritato il premio Nobel per la letteratura che però non è mai arrivato. Amico di Gilles Deleuze - lo incontrò durante i suoi studi di filosofia all'univeristà di Tubinga - Tournier cominciò a lavorare come giornalista per la tv francese, poi per radio Europe 1, prima di entrare come traduttore dal tedesco nella casa editrice Plon. Considerava la Germania come "parte" di sé anche se amava definirsi come un "amico molto critico" di quel Paese. Altra grande passione: la fotografia. All'inizio degli anni Sessanta presenta il programma televisivo 'Chambre noire', 'Camera oscura'. Nel 1970, sarà lui a promuovere le Rencontres d'Arles, il grande festival francese consacrato alla fotografia. "Dopo la mia morte - scrisse una volta - vorrei essere messo davanti a un panorama in cui tutta la mia vita viene esposta nei minimi episodi. Libero io di scegliere uno o l'altro per poterlo rivivere".

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SDA-ATS