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Zbigniew Brzezinski

KEYSTONE/EPA/MATTHEW CAVANAUGH

(sda-ats)

Zbigniew Brzezinski, il falco stratega della politica americana che è stato consigliere alla sicurezza di Jimmy Carter, è morto all'età di 89 anni.

Combattivo visionario, Brzezinski ha fatto sentire la sua influenza ben oltre l'addio alla Casa Bianca, mantenendo sempre un occhio su tutti presidenti. E non senza risparmiare critiche.

L'ultimo in ordine temporale finora nel suo mirino è stato Donald Trump, criticato per la mancanza di coerenza in politica estera. Ma le sue taglienti parole non conoscevano i confini dei partiti e hanno toccato presidenti democratici e repubblicani, fatta eccezione di Barack Obama, di cui aveva appoggiato immediatamente la candidatura. Si è scagliato contro George W. H. Bush e Bill Clinton, ma soprattutto contro la presidenza ''catastrofica'' di George W. Bush.

Brzezinski e Carter si sono incontrati nel 1973, durante la Commissione Trilaterale creata da David Rockefeller come forum per i leader politici e d'affari del Nord America, dell'Europa occidentale e del Giappone per considerare le sfide con cui erano alle prese i paesi industrializzati. Carter era allora un democratico in ascesa, e pochi anni dopo candidato alla presidenza. Brzezinski lo ha aiutato a entrare alla Casa Bianca nel 1976, guidandolo poi attraverso una serie di emergenze internazionali, dalla crisi degli ostaggi in Iran all'invasione sovietica dell'Afghanistan.

Come il suo predecessore Henry Kissinger, anche Brzezinski era nato in Europa, figlio di un diplomatico polacco, Democratico nell'anima era piu' a destra dei repubblicani Kissinger e del presidente Richard Nixon su un solo tema: la Russia. E proprio il contrasto dell'espansione dell'Unione Sovietica ha guidato la maggior parte della politica estera americana mentre Brzezinski era alla Casa Bianca.

Il dissolvimento dell'Unione Sovietica aveva ammorbidito la sua posizione contro Mosca, tanto da arrivare a dire che nel nuovo scenario aveva senso per gli Stati Uniti impegnarsi a un dialogo con la Russia e la Cina ''a sostegno della stabilita' globale''. E pur condannando le interferenze russe nelle elezioni americane, le aveva subito ridimensionate: secondo Brzezinski gli effetti erano limitati soprattutto se paragonati ai problemi che scuotevano le società occidentali, tema a cui era attento. E' stato uno dei primi a denunciare l'''avidità'' del sistema americano che alimentava le disuguaglianze, cosi' come è stato una voce fuori dal coro mettendo in guardia sui pericoli dell'invasione in Iraq nel 2013.

Obama ricordandolo descrive Brzezinski come un uomo dal ''potente intelletto, un appassionato sostenitore della leadership americana. La sua influenza si e' fatta sentire per decenni e io sono stato uno dei presidenti che ha beneficiato dei suoi consigli''.

SDA-ATS

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