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Per fronteggiare un'eventuale ondata di profughi dal Nord Africa, la Confederazione studierà nelle prossime due settimane tutti gli scenari possibili e adotterà le necessarie misure. Un primo provvedimento d'urgenza è già stato deciso, con il rafforzamento delle Guardie di confine a Ginevra e in Ticino.

È quanto scaturito da una seduta speciale, svoltasi a Berna, cui hanno preso parte rappresentanti dei Cantoni, dell'Ufficio federale della migrazione (UFM), del Dipartimento degli esteri (DFAE), del Dipartimento della difesa e del Corpo delle guardie di confine (Cgcf).

Alard du Bois-Raymond, direttore dell'UFM, ha spiegato in un incontro con i giornalisti che la Svizzera deve prepararsi a un accresciuto afflusso di richiedenti l'asilo. Impossibile però, all'ora attuale, prevederne l'entità.

Le strutture d'accoglienza elvetiche possono attualmente far fronte a 15'000 domande d'asilo annue. I cinque Centri di registrazione e procedura (CRP) della Confederazione sono in grado di trattare complessivamente fino a 1'300 richieste al mese, capacità che potrebbe essere portata a 1'800.

Sopra questa soglia sarebbe necessario il contributo dei Cantoni. Anche il Dipartimento della difesa, tuttavia, si è detto disposto a vagliare la messa a disposizione di rifugi militari.

La pianificazione concreta dell'emergenza profughi, secondo quanto è stato comunicato, sarà pronta entro due settimane. Nell'eventualità di forte afflusso, verrebbero esaminati prioritariamente i casi di quelle persone che si presume siano giunte in Europa per motivi economici, e che dovrebbero quindi lasciare la Svizzera in tempi rapidi.

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SDA-ATS