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Afghanistan, 500 civili uccisi nei primi tre mesi dell'anno

La situazione resta molto difficile. KEYSTONE/EPA/HEDAYATULLAH AMID sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 27 aprile 2020 - 13:49
(Keystone-ATS)

Oltre 500 civili, tra cui più di 150 bambini, sono stati uccisi a causa dei combattimenti in Afghanistan durante il primo trimestre del 2020.

In un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato oggi si sottolinea l'urgente necessità di tutte le parti in conflitto di fare di più per proteggere i civili, soprattutto alla luce della minaccia rappresentata dal coronavirus.

La missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) ha documentato un totale di 1293 vittime civili (533 morti e 760 feriti) durante i primi tre mesi dell'anno. Il rapporto traccia un "preoccupante aumento" della violenza durante marzo in un momento in cui si sperava che il governo e i talebani avessero avviato negoziati di pace.

Nonostante i crescenti livelli di violenza riportati il mese scorso rispetto a febbraio, il numero complessivo di vittime civili nel primo trimestre 2020 è calato del 29% rispetto al primo trimestre del 2019 ed è la cifra più bassa nel primo trimestre dal 2012.

Bambini e donne continuano a essere colpiti in modo sproporzionato. Dal 1 gennaio al 31 marzo 2020, l'Unama ha documentato 417 vittime tra minori (152 morti e 265 feriti) e 168 donne (60 morti e 108 feriti).

Gli elementi antigovernativi hanno continuato a essere responsabili della maggior parte delle vittime civili - il 55% -. L'Unama ha attribuito il 39% ai talebani, il 13% allo Stato islamico e il resto a forze indeterminate.

"Chiedo a tutte le parti di cogliere l'opportunità offerta dalla richiesta del Segretario Generale di un cessate il fuoco globale per concentrare gli sforzi collettivi sulla lotta contro un nemico comune, la pandemia di Covid-19", ha affermato Deborah Lyons, rappresentante speciale del Segretario generale per l'Afghanistan e capo dell'Unama.

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