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KABUL - L'escalation di violenza in Afghanistan non accenna a fermarsi. All'alba un gruppo di kamikaze talebani ha sferrato un duro attacco a Bagram, la più grande base della NATO in Afghanistan, gestita dagli americani. Nell'assalto, secondo fonti militari, sono morti undici ribelli e un contractor americano, anche se i talebani rivendicano la morte di 45 soldati stranieri.
L'ennesima prova di forza messa in atto dagli insorti, all'indomani della strage a Kabul, non cambia tuttavia gli obiettivi delle forze internazionali. A Roma, in una conferenza stampa, il generale William Caldwell, capo degli addestratori Nato, ha assicurato: "La violenza cresce ma noi non ci scoraggiamo".
L'attacco alla base aerea di Bagram è stato compiuto da un commando di almeno 20 persone con razzi, granate e colpi di mitra. Secondo il resoconto dei talebani - che appare fantasioso rispetto a quanto riportano fonti Nato - i mujaheddin sono penetrati all'interno del compound "uccidendo decine di soldati, tra cui anche un generale di alto livello".
Il portavoce della base Clarence Counts ha invece indicato che nell'assalto le perdite maggiori sono state subite dai ribelli, con undici morti. Nove soldati stranieri, inoltre, sono rimasti feriti. Ieri, un attacco kamikaze in pieno centro a Kabul aveva provocato una strage: 18 morti, dodici civili e sei soldati Isaf. E sempre ieri, nel distretto di Burghab, una violenta battaglia aveva coinvolto forze Isaf e insorti. Nei combattimenti erano rimasti uccisi diversi talebani.
L'escalation di violenza in Afghanistan non cambia gli obiettivi delle forze internazionali a Kabul. William Caldwell, da sei mesi a capo della missione di addestramento della Nato, ha assicurato "che la missione continuerà finché il paese non sarà in grado di badare a se stesso". Il generale statunitense ha ammesso che "nessuno si sarebbe aspettato un aumento della violenza con l'aumento delle forze dispiegate" ma, nello stesso tempo, ha confermato che il 'surge' ordinato dal presidente Barack Obama proseguirà fino ad agosto.
Sull'attuale "efficienza" delle forze di sicurezza afghane Caldwell non ha nascosto che "solo poche unità" sono in grado di operare autonomamente. Corruzione, analfabetismo e impreparazione logistica dei militari locali costituiscono, a sei mesi dall'inizio della missione, "grandi sfide" per la Nato. Il cui obiettivo è portare il numero delle forze di polizia e delle truppe afghane rispettivamente a 109mila e 134mila unità entro il prossimo ottobre.
La "crescente aggressività" degli insorti conferma, secondo Caldwell, che la piena autosufficienza delle truppe afghane "non è ancora un traguardo raggiungibile dall'oggi al domani".

SDA-ATS