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KABUL - Misterioso omicidio in Afghanistan, dove un giornalista televisivo, un volto noto del piccolo schermo, è stato trovato decapitato e ripetutamente accoltellato vicino alla sua abitazione di Kabul dopo aver incontrato una persona che conosceva. Il presidente, Hamid Karzai, ha ordinato un'inchiesta sulla sua morte, la 27/a di un giornalista dal 2001.
Sayed Hamid Noori, 49 anni, lavorava al telegiornale della tv di stato Rta, era vicepresidente dell'Associazione nazionale dei giornalisti afghani e fuori dal lavoro era conosciuto anche per la sua attività in gruppi contrari al presidente Karzai. Nel 2004 Noori aveva lasciato temporaneamente il lavoro a Rta per diventare il portavoce del presidente della Camera bassa del Parlamento, Mohammad Yunus Qanooni, uno dei rivali di Karzai nelle discusse elezioni presidenziali del 2009.
La vedova del giornalista ha detto che il marito è stato chiamato da un amico dopo il tramonto, quando finisce il digiuno giornaliero del Ramadan, è uscito e mezz'ora dopo è stata informata della sua morte. "Ieri sera - ha dichiarato il vicecapo della polizia di Kabul, Khalilullah Destyar - qualcuno ha telefonato a Sayad Hamid Noori chiedendogli di scendere dal suo appartamento. Il suo corpo è stato ritrovato più tardi nella boscaglia vicino a casa sua". È stato ucciso "da un amico", ha sostenuto Destyar, che non ha nè confermato nè smentito il particolare della "decapitazione". Da parte sua l' associazione di difesa dei giornalisti Csj ha invece dichiarato che "Noori è stato decapitato e pugnalato più volte".
Karzai oggi ha ordinato l'apertura immediata di un'inchiesta sulla morte di Noori, mentre l'associazione dei cronisti indipendenti afghani (Aija) ha invitato il governo a fare di più per proteggere i giornalisti e a "non ignorare questo episodio com'è stato fatto con i precedenti", in un Paese dove i talebani se la sono presa più volte con la stampa e i media - uno dei casi recenti il rapimento del cronista freelance giapponese Kosuke Tsuneoka, rapito quasi cinque mesi fa e rilasciato ieri. Ma in cui le associazioni di difesa della libertà di stampa accusano apertamente il governo e i potentati locali di violenze e intimidazioni contro la stampa. Secondo la Nai (penna, una altra associazione di difesa della libertà di stampa, i cronisti uccisi in Afghanistan dall'invasione del 2001 sono 27, dei quali 12 afghani, mentre gli episodi di violenza e di grave intimidazione, compreso l'arresto senza motivo, contro uomini e donne dell'informazione sono stati 252.
Intanto il 2010 minaccia di diventare l'anno più sanguinoso per le forze internazionali in Afghanistan: secondo il sito indipendente icasualties.org, il numero dei militari stranieri caduti nel 2010, quando mancano quasi quattro mesi alla fine dell'anno, ha raggiunto la soglia dei 500, mentre nel 2009 il bilancio era stato di 521. Il totale dell'invasione del 2001 è così salito a 2.068 morti, il 60% circa dei quali statunitensi e quasi la metà dei quali solo negli ultimi due anni di una guerra le cui sorti appaiono sempre più incerte, malgrado un incremento voluto dall'Amministrazione Obama che ha portato le forze internazionali che combattono sotto gli stendardi della forza Nato (Isaf) a circa 150.000.

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SDA-ATS