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Sarà dunque un ballottaggio in cui si sfideranno il 14 giugno due ex ministri, Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani, a definire il vincitore delle elezioni presidenziali afghane e a permettere che per la prima volta nel Paese avvenga una trasmissione dei poteri fra presidenti democraticamente eletti.

Il presidente della Commissione elettorale indipendente (Iec), Ahmad Yousuf Nuristani, ha infatti annunciato ufficialmente oggi a Kabul che nessuno dei candidati in lizza per la successione al presidente Hamid Karzai - al potere ininterrottamente dal 2001 e a cui la Costituzione non permette di ricandidarsi - ha superato al primo turno il 5 aprile scorso la soglia del 50% più uno dei voti.

L'ex ministro degli Esteri Abdullah ha comunque raggiunto il 45% dei consensi e quindi parte ragionevolmente favorito nello spareggio in cui l'ex ministro delle Finanze Ghani lo sfida con un bottino del 31,6% di voti.

Entrambi i candidati hanno fortemente criticato l'operato della Iec per ragioni diverse, ed hanno ancora oggi chiesto ai suoi funzionari, e a quelli del governo, di restare neutrali. Ma entrambi hanno accettato il risultato che li impegna nel ballottaggio.

Per i due contendenti il problema chiave resta quello dei brogli e delle irregolarità, che nel primo turno hanno provocato ben 2.000 denunce, di cui 900 considerate "gravi". Commentando l'attuale scenario, il direttore della rivista Haq, Ahmadzai Rahimzai, ha detto all'ANSA che "siamo di fronte ad un importante gesto di due candidati che accettano i risultati e quindi rispettano le istituzioni che li hanno prodotti".

Ma accanto a questo, ha aggiunto, "ritengo che ci saranno problemi nel secondo turno in termini di sicurezza, gestione della materia da parte di due diversi organi elettorali, e delle coalizioni che lavoreranno dietro le quinte in appoggio ai candidati".

Salvo colpi di scena sempre possibili in Afghanistan, il ballottaggio dunque si svolgerà a metà giugno, mentre la campagna elettorale sarà autorizzata per due settimane fra il 22 maggio e l'11 giugno. Ma per sapere il nome del successore di Karzai bisognerà aspettare oltre cinque settimane dopo il voto, ossia il 22 luglio.

Forte del suo importante serbatoio di voti, Abdullah ha incassato giorni fa anche l'appoggio dell'ex ministro degli Esteri Zalmai Rassoul che, nonostante un velato appoggio da parte dell'uscente Karzai, non è andato oltre un terzo posto ed una raccolta dell'11,2% di voti. E anche quello di un altro candidato, Gul Agha Sherzai, che ha avuto l'1,6%.

Ma Ghani non sembra darsi per vinto ed ha assicurato che cercherà di "far passare il suo messaggio in tutte e 34 le province del Paese", "incoraggiando la gente a recarsi a votare in massa".

Il nuovo capo dello Stato, inutile dirlo, si troverà ad affrontare subito dopo l'insediamento una importante serie di problemi, primi fra tutti quelli della sicurezza. Il ritiro delle forze di combattimento della Coalizione internazionale, infatti, continua, e terminerà a dicembre. Da parte loro i talebani si mostrano tutt'altro che sconfitti.

Se le cose non cambieranno, a partire dall'1 gennaio 2015 alle cruente operazioni dei seguaci del Mullah Omar e degli altri gruppi armati dovranno far fronte le forze di sicurezza afghane, che hanno fatto molti progressi, ma che secondo molti non hanno ancora la capacità di agire totalmente da sole.

SDA-ATS