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Le piattaforme di intermediazione come Airbnb hanno effetti negativi sul mercato dell'alloggio. Nelle città svizzere queste offerte riducono il numero di appartamenti disponibili e fanno aumentare gli affitti.

Uno studio realizzato dall'istituto INURA per conto dall'Associazione degli inquilini di Zurigo, identifica fra i vantaggi di Airbnb e simili la riduzione dei cosiddetti "letti freddi" nelle città e nei luoghi turistici e la possibilità, per inquilini o proprietari di immobili, di attingere a nuovi fonti di guadagno.

Diversi studi internazionali hanno tuttavia evidenziato meccanismi che provocano effetti negativi sulla disponibilità di appartamenti da affittare, sul livello degli affitti e sul prezzo degli alloggi in proprietà. L'associazione zurighese degli inquilini, che oggi ha presentato lo studio alla stampa, auspica perciò delle misure per regolare questo tipo di offerte.

Stando allo studio di INURA, gli effetti negativi delle piattaforme di intermediazioni di alloggi sono particolarmente marcati in città con una grande vocazione turistica, come New York, Berlino e Parigi, come pure nei centri con un basso tasso di appartamenti sfitti.

Indagini realizzate in Canada e negli USA hanno evidenziato che ci vorrebbe il 3% di appartamenti sfitti per un mercato dell'alloggio sano. Nelle città svizzere, la situazione è invece molto più precaria: nel 2015 a Zurigo il tasso di appartamenti liberi era allo 0,22%, a Basilea allo 0,42% e a Ginevra allo 0,45%.

Per quel che riguarda le misure destinate a regolare questo tipo di offerte, lo studio raccomanda di fare distinzione fra chi mette a disposizione un alloggio a titolo privato e i fornitori commerciali. In Svizzera si stima che il 15% di tutte le offerte siano da ricondurre a operatori commerciali. Nel 2016 il record apparteneva ad un proprietario che affittava 105 appartamenti attraverso il portale.

L'Associazione degli inquilini auspica ad esempio di fissare un limite massimo di camere e appartamenti che un singolo utente può mettere a disposizione. Anche se il numero di appartamenti affittati in Svizzera attraverso Airbnb "non giustifica per il momento delle misure drastiche", lo studio raccomanda di affrontare gli aspetti fiscali attraverso accordi con le piattaforme stesse.

Città come Parigi o Santa Monica (Florida) hanno già raggiunto accordi di questo tipo con Airbnb. Considerata la velocità con cui queste piattaforme si trasformano, sarebbe comunque meglio prevedere misure valide per tutti gli intermediatori.

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SDA-ATS