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ZURIGO - Al Politecnico di Zurigo (ETH) è entrato in funzione oggi un supercomputer raffreddato ad acqua invece che ad aria. Il nuovo sistema permette di ridurre del 40% il consumo di energia. Il calore ottenuto viene utilizzato per riscaldare l'edificio.
Il progetto, denominato "Aquasar", è stato realizzato in collaborazione con il laboratorio di ricerca della IBM di Zurigo. Utilizza acqua ad una temperatura di 50-60 gradi, che "raffredda" i processori alla temperatura d'esercizio di 80-85 gradi.
L'impiego di acqua calda può sembrare una contraddizione, ma è a queste temperature che la riconversione del calore è più efficace, ha dichiarato il presidente dell'ETH Ralph Eichler. Il raffreddamento ad acqua di un supercalcolatore abbinato alla riconversione del calore rappresenta una prima mondiale.
Il consumo di corrente dei centri di calcolo è raddoppiato a livello mondiale negli ultimi quattro anni, ha sottolineato Eichler. Metà dell'energia viene utilizzata per far funzionare i processori e l'altra metà per il raffreddamento.
Finora il raffreddamento dei supercomputer produceva "molta aria calda a costi elevatissimi", ha detto il responsabile del laboratorio IBM Bruno Michel. I supercalcolatori gestiti in tutto il mondo dalla IBM utilizzano ogni anno 500 milioni di franchi in corrente elettrica. I costi di raffreddamento raggiungono quindi 250 milioni di franchi.
"Aquasar" è stato sviluppato nell'ambito di un progetto pilota durato un anno e permette di ridurre il consumo di corrente del 40% rispetto ad raffreddamento tradizionale ad aria. La riconversione diretta del calore riduce inoltre le emissioni di CO2 fino all'85%.
Il consumo energetico è destinato a diventare un argomento centrale nella gestione dei supercomputer. Secondo il responsabile del progetto Dimos Pouliakos, in futuro sarà sempre più importante tener conto della potenza di un calcolatore per ogni Watt di corrente consumata e per ogni grammo di emissioni di CO2.

SDA-ATS