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Via libera allo status di candidato per l'Albania, ma con una lunga lista di condizioni. Sei mesi dopo il "rinvio" imposto nel vertice di dicembre da un gruppo di cinque paesi (Francia, Germania, Danimarca, Olanda e Gran Bretagna), nel Consiglio Affari Generali di oggi è arrivato il sì unanime.

Tuttavia nelle conclusioni è stato messo nero su bianco che "il Consiglio sottolinea che l'Albania deve agire con decisione" per la riforma dell'amministrazione pubblica, del sistema giudiziario, per la lotta contro il crimine organizzato e la corruzione, per la protezione dei diritti umani e le politiche anti-discriminazione, per i diritti delle minoranze ed il rispetto dei diritti di proprietà.

Le conclusioni si dilungano anche sui punti più problematici della lotta alla corruzione e alla mafie, indicando tra l'altro che l'Albania si deve impegnare a lottare contro "l'uso di documenti falsi, il riciclaggio di denaro, la coltivazione di droga ed il traffico di esseri umani".

"Il Consiglio - è scritto ancora nel testo - si aspetta anche che l'Albania intensifichi il suo sostegno per una pronta riduzione della pressione migratoria sull'Ue", tra l'altro anche "risolvendo la questione delle richieste infondate di asilo presentate da cittadini albanesi".

Il via libera degli Stati membri "è un passo molto importante verso l'adesione, e soprattutto un chiaro segnale della direzione da seguire. Per tutti gli albanesi oggi c'è maggiore speranza e prospettiva", ha dichiarato a Tirana il premier Edi Rama.

All'Albania i 28 chiedono di proseguire nella realizzazione di una serie di riforme: Rama si è detto consapevole che "il processo diventa più intenso, la strada ancor più difficile e la sfida ancor più grande. Ma noi faremo tutto quanto ci sarà chiesto, perché questo è nell'interesse dei nostri figli e del nostro futuro", ha sottolineato Rama.

Il Paese delle Aquile aveva fatto richiesta di adesione dal 2009, ma per quattro volte di seguito è stato respinto da Bruxelles.

SDA-ATS