Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

"La situazione è molto pericolosa, l'esercito algerino deve ritirarsi e avviare negoziati che potrebbero evitare perdite di vite umane". È questo l'appello di tre ostaggi stranieri in mano a terroristi islamici da ieri mattina nel sito petrolifero di In Amenas.

Parlando al telefono alla tv Al Jazeera, i tre - un britannico, un irlandese e un giapponese che sarebbe ferito - hanno rilanciato la stessa richiesta avanzata da uno dei sequestratori che si è presentato come Abu Al Bara: l'esercito abbandoni la zona.

Stamani Al Bara ha ribadito che gli ostaggi stranieri erano 41, ma poche ore dopo la tv algerina ha riferito che in 15 sono riusciti a fuggire stamani, tra cui una coppia di francesi.

Intanto non c'è ancora alcuna conferma ufficiale, da parte delle autorità algerine, della notizia secondo la quale ieri sera unità dell'esercito abbiano attaccato il campo per liberare gli ostaggi. A darne conto era stato un comunicato fatto giungere a fonti di stampa mauritane ed a firma della brigata di "coloro che firmano con il sangue", che ieri hanno rivendicato l'assalto per "vendetta" contro la concessione dello spazio aereo algerino ai Rafale francesi diretti in Mali.

Secondo il comunicato, l'attacco sarebbe stato respinto. Alcuni ostaggi - giapponesi e sudcoreani - sarebbero rimasti feriti dai colpi sparati dall'esercito, secondo una fonte dei sequestratori, che a loro volta minacciano di uccidere un britannico, secondo quanto riferisce Al Jazeera.

Nel campo la situazione non è chiara, ma appare drammatica. Secondo il quotidiano arabofono algerino Al Khabar, che cita proprie fonti delle forze di sicurezza, i terroristi hanno fatto indossare ad alcuni degli ostaggi delle cinture esplosive e hanno piazzato delle cariche a protezione dell'area.

Nel sito di BP, Statoil e Sonatrach, restano anche decine di lavoratori algerini della società francese CIS Catering, liberi di muoversi all'interno del campo ma non di uscirne. Bloccati in 250 ieri durante il blitz, un centinaio erano stati liberati in giornata, mentre 30 sono riusciti a fuggire stamani. Uno dei sequestratori "ha tratti somatici occidentali e non parla bene l'arabo", ha raccontato ad Al Jazeera un algerino rilasciato ieri, Abdallah. Gli altri membri del commando, ha aggiunto l'ex ostaggio, sono "tunisini, egiziani e algerini".

Abu al Bara ha riferito che gli ostaggi provengono da una decina di Paesi: Norvegia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Romania, Colombia, Thailandia, Filippine, Irlanda, Giappone e Germania. Ma ci sarebbero anche sudcoreani e austriaci.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS