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Resta confusa la situazione degli ostaggi stranieri presi due giorni fa da un gruppo jihadista presso l'impianto per l'estrazione di idrocarburi di In Amenas, nel sud-est dell'Algeria, dopo che ieri le forze armate algerine hanno condotto un blitz per liberarli, che ha fatto molte vittime. Nella notte il premier norvegese Jens Stoltenberg ha detto che non ci sono notizie chiare su quanto accaduto e che le informazioni ufficiali che arrivano da Algeri sono contraddittorie e incomplete.

L'assedio al sito di In Amenas, che comprende alcune unità residenziali, è continuato nella notte. Secondo l'agenzia ufficiale algerina, Aps, quattro stranieri e 600 algerini sono stati liberati nell'operazione militare lanciata ieri contro l'impianto gestito dalla locale Sonatrach, dalla britannica BP e dalla norvegese Statoil. Ma alla tv di stato, il ministro algerino dell'Informazione, Mohammed Said, ha ammesso di "non avere ancora il numero esatto" delle persone coinvolte nel rapimento e di quante siano rimaste uccise.

Un portavoce del commando di rapitori ha riferito all'agenzia ufficiale mauritana Ani che il raid dell'aviazione algerina, seguito da un'operazione di terra, è costato la vita a 35 persone e 15 sequestratori. Ma più tardi la tv di stato ha parlato di soli quattro stranieri uccisi, mentre i servizi di Algeri ne hanno ammessi sette. Per l'Aps, 25 stranieri sono riusciti a fuggire. Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Norvegia, Irlanda e Giappone hanno confermato la presenza di loro tecnici nell'impianto. I governi di questi paesi hanno lamentato la mancanza di ogni coordinamento con le autorità algerine e di non essere stati avvisati del raid militare contro i rapitori.

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SDA-ATS