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Algeria del dopo Bouteflika al voto, piazza lo boicotta

Algeria del dopo Bouteflika al voto KEYSTONE/AP/TOUFIK DOUDOU sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 12 dicembre 2019 - 20:11
(Keystone-ATS)

A fronte di un boicottaggio anche violento che ha bloccato un seggio su 20 e tenuto bassa l'affluenza alle urne, si sono svolte in Algeria le elezioni presidenziali della nuova era del Paese nordafricano.

Si tratta delle prime elezioni dopo la caduta, in aprile, del ventennale capo di Stato-autocrate Abdelaziz Bouteflika.

Disordini sono avvenuti in tre provincie della berbera e anti-governativa Cabilia e, imponendosi sulla polizia, migliaia di persone hanno manifestato ancora una volta ad Algeri per scandire il loro "no" a una tornata elettorale che - secondo l'opposizione e l'"hirak" (movimento) di protesta - servono solo a cambiare il capo di un sistema di potere che sarebbe rimasto inalterato, opaco, corrotto e dominato dai militari.

Con le urne chiuse alle 19 ora locale e svizzera, i risultati provvisori dovrebbero arrivare nelle prossime ore, probabilmente nella tarda mattinata di domani. Se nessuno dei cinque candidati otterrà la maggioranza assoluta, è previsto un ballottaggio.

L'Autorità nazionale indipendente delle elezioni (Anie) ha sostenuto che solo il 5% degli oltre 62 mila seggi elettorali sono rimasti chiusi e, definendola "accettabile", ha annunciato che l'affluenza alle urne è stata del 33% alle 17.00, nove ore dopo l'apertura dei seggi e due prima della chiusura.

I media hanno segnalato blocchi delle votazioni e disordini a Bejaia, dove un seggio è stato "saccheggiato" con le urne infrante e le schede sparse in un cortile; a Bouira, con feriti e un incendio; e Tizi-Ouzou, dove i lacrimogeni della polizia hanno sventato un assalto alla prefettura.

"Makashe l'vote" (niente voto), "no alle elezioni della vergogna" e "generali nel cassonetto" sono stati alcuni slogan dei circo diecimila che hanno manifestato nel centro di Algeri riuscendo ad arrivare al centralissimo palazzo della Posta soverchiando le forze dell'ordine.

Un numero di manifestanti peraltro relativamente basso rispetto alle enormi manifestazioni del venerdì islamico che a inizio aprile spinsero i militari del generale Ahmed Gaid Salah a mollare l'ultraottantenne e semi-paralizzato Bouteflika negandogli un quinto mandato di mera facciata rispetto al sistema di potere che aveva creato e che gli è sopravvissuto nonostante oltre 400 arresti per corruzione e altre malefatte.

I candidati in lizza hanno tutti servito sotto la sua presidenza o il suo partito di governo Fnl e due (il 75enne Ali Benflis e il 74enne Abdelmadjid Tebboune) addirittura come premier. Pure il meno compromesso col vecchio regime, il sessantenne poeta e scrittore Azzedine Mihoubi, è stato ministro della Cultura e dell'Informazione. A questi tre esponenti vengono accreditate le maggiori possibilità di spuntarla ma per ognuno sono state evidenziate debolezze che rendono incerte le previsioni.

Uno di loro, escludendo l'islamista Abdelkader Bengrina e Abdelaziz Belaid, ex-leader giovanile del Fnl, sarà il futuro volto dell'Algeria, il più vasto Paese del Continente africano e terzo maggior fornitore di gas per l'Europa.

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