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Allarme a Stoccolma, terapie intensive al collasso

Il direttore sanitario regionale Bjorn Eriksson ha invitato gli svedesi a non assembrarsi per lo shopping natalizio. KEYSTONE/EPA TT NEWS AGENCY/AMIR NABIZADEH sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 10 dicembre 2020 - 19:34
(Keystone-ATS)

Limitare al minimo le restrizioni non paga nella lotta al coronavirus. In Svezia, dove il governo insiste nel tenere tutto aperto, le terapie intensive di Stoccolma sono arrivate al collasso, mettendo in allarme le autorità sanitarie.

Ed è tutt'altro che un caso isolato: il Covid non allenta la presa. In Germania, che ha superato i 20 mila morti, la situazione è peggiorata nell'ultima settimana. Gli Stati Uniti sono ancora alle prese con una mortalità spaventosa: oltre 3000 vittime in un solo giorno.

La Svezia dall'inizio della pandemia ha scommesso su un modello di contenimento alternativo, affidando alla responsabilità dei cittadini il rispetto del distanziamento e la limitazione dei movimenti. Il prezzo però è stato una mortalità e un tasso di contagi superiore agli altri Paesi scandinavi.

La seconda ondata non è stata da meno, se si guarda alle cifre delle terapie intensive, che tra l'altro erano state rafforzate in primavera: il 99% dei posti letto nella capitale sono occupati da pazienti Covid e non, ha reso noto il direttore sanitario regionale Bjorn Eriksson. Che ha lanciato un appello a "non assembrarsi nei negozi per lo shopping di Natale e nei locali per un bicchiere dopo il lavoro". Perché le conseguenze, ha avvertito, sono "orribili".

Il picco di autunno, nel resto d'Europa, potrebbe essere vicino, ed in certi casi superato, ma i numeri dei nuovi contagi e delle vittime non consentono di abbassare la guardia (in Italia i decessi in un giorno sono addirittura 887). Guardando alla Germania, ad esempio, si nota che nonostante il semi-lockdown nell'ultima settimana la situazione è "peggiorata", ha rilevato il presidente del Robert Koch Institut Lothar Wieler. Descrivendo un quadro in cui "aumentano i focolai nelle case di cura" ed i sanitari sono "esausti". Inoltre, c'è stato un record di nuovi contagi, quasi 24 mila, e le vittime hanno superato la soglia delle 20 mila. Sempre più Länder, ormai, sollecitano un'ulteriore stretta, d'accordo con Angela Merkel, protagonista di un vibrante discorso in parlamento in cui ha preannunciato ulteriori sacrifici.

In Spagna i decessi potrebbero essere molti di più di quelli registrati ufficialmente. L'indicazione è arrivata dall'ultimo report dell'istituto nazionale di statistica, che ha riferito di oltre 45 mila morti da marzo a maggio, rispetto ai 27 mila comunicati dal ministero della sanità. Un segnale, probabilmente, che durante la prima ondata gli ospedali e le pompe funebri erano talmente sopraffatti che molte vittime non furono conteggiate nel bilancio ufficiale.

La situazione appare migliore in Francia, dopo il ripristino del lockdown. Anche se i 14 mila nuovi contagi sono ancora troppi, rispetto ai 5 mila auspicati per poter riaprire con serenità. Il governo ha allentato un po' la presa, consentendo gli spostamenti durante le feste, a partire dal 15 dicembre. Allo stesso tempo musei, teatri e cinema resteranno chiusi per altre tre settimane ed il coprifuoco sarà anticipato di un'ora, dalle 21 alle 20, anche a San Silvestro, ha reso noto il premier Jean Castex, perché "la sfida è lungi dall'essere vinta".

Nel resto del mondo è difficile individuare un'area Covid-free. Gli Stati Uniti hanno ancora la febbre altissima, aggravata dal fatto che milioni di persone hanno viaggiato per il Ringraziamento nonostante gli appelli a restare a casa. Nemmeno il virtuoso Giappone può considerarsi al riparo, con nuovi record di contagi a livello nazionale e a Tokyo. Tanto che il governo non ha escluso il ritorno allo stato d'emergenza. La seconda ondata, nel frattempo, è arrivata fino in Sudafrica.

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