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"Tra 500 mila e un milione di migranti, a seconda delle fonti, sono pronti a partire dalla Libia. Nel 2015 dobbiamo essere preparati ad affrontare una situazione più difficile dello scorso anno" quando sui 27 8mila arrivati in Ue, 170 mila sono sbarcati in Italia.

Il direttore esecutivo di Frontex Fabrice Leggeri, in un'intervista all'ANSA, non fa mistero delle proporzioni della minaccia che incombe sull'Italia, prima porta per l'Europa, sulla rotta mediterranea.

Rispetto alle stime fornite da Frontex, che arrivano da fonti di intelligence e servono all'analisi del rischio che l'Agenzia Ue fa ogni anno, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni invita a non "sollevare allarmi: ciò che chiediamo a Frontex è più collaborazione".

L'Agenzia Ue per il controllo delle frontiere "è solo una parte" della risposta, evidenzia il suo direttore. "È stata ideata per portare solidarietà al livello operativo. Da sola non basta ad affrontare questo enorme problema". Gli occhi sono puntati sulla cooperazione con i Paesi terzi, come il Marocco. Ma soprattutto sugli sforzi sul quadro libico.

Intanto il portavoce della Commissione Ue Natasha Bertaud spiega che tra gli interventi ipotizzati c'è anche quello di inviare ufficiali dell'Immigrazione in alcuni dei Paesi Terzi, per valutare i canali legali da aprire.

Secondo il direttore di Frontex comunque "il picco di arrivi è previsto tra primavera e estate", anche se già "un inverno con condizioni climatiche buone" ha portato in Italia 8.918 migranti, contro i 5.611 dello stesso periodo del 2014, un anno che ha già fatto registrare afflussi record. Ed evidenzia: "Se si vuole che Frontex faccia più operazioni abbiamo bisogno di risorse e staff, e dell'impegno degli Stati membri a rendere disponibili i loro mezzi".

Per il 2015 l'Agenzia Ue conta su un bilancio complessivo di 115 milioni di euro, con un quarto delle risorse impegnate per l'operazione congiunta Triton. E la cifra su cui si sta ragionando per il budget 2016 è più o meno della stessa entità.

Quanto alla possibilità che vi sia l'Isis dietro il traffico dei migranti dalla Libia, "non ci sono prove, ma dobbiamo essere coscienti dei rischi e stare attenti", afferma Leggeri. "Quello che non accade ora potrebbe avvenire in futuro".

I foreign fighters potrebbero decidere di salire sui barconi quando "i controlli ai varchi legali delle frontiere esterne saranno rafforzati", e la probabilità di essere scoperti sarà più alta, "ma è solo una teoria", sottolinea. Intanto "le autorità italiane hanno rafforzato "la sicurezza per mitigare il rischio" dopo le minacce fatte da trafficanti armati durante un salvataggio vicino alle coste libiche.

Leggeri evidenzia poi come non ci sia contraddizione tra la missione di Triton ed il suo contributo alle operazioni di ricerca e salvataggio. "Sono complementari", dice. "L'operazione Triton è sotto la catena di comando italiana" che si occupa di controllo delle frontiere. La ricerca ed il salvataggio in mare rientrano invece sotto la competenza di una diversa catena di comando.

Ma se c'è bisogno di fare soccorso in mare, i due comandi si parlano e collaborano unendo le forze. "Dal primo novembre un terzo delle vite sono state salvate grazie al nostro contributo".

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SDA-ATS