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Ancora due neri uccisi dalla polizia. E ancora una volta le vittime erano disarmate. Si allunga così la scia di sangue che fa indignare gran parte dell'America. Mentre oramai da tre giorni a Madison, in Wisconsin, la gente scende in strada per urlare la propria rabbia dopo la tragedia del diciannovenne Tony Robinson, freddato da un agente nel corso di una colluttazione.

Gli ultimi due episodi sono accaduti in Colorado e in Georgia. Il primo ad Aurora, a due passi da Denver, località tristemente nota per la strage di tre estati fa in un cinema: un uomo di 37 anni, ricercato per rapina, è stato ucciso da un poliziotto che tentava di arrestarlo. La vittima non aveva armi con sé e l'agente è stato ora sospeso fino a che le indagini non faranno chiarezza su quanto accaduto.

Uso eccessivo della forza o legittima difesa è il dilemma che devono sciogliere anche gli investigatori che indagano sull'uccisione ad Atlanta di un altro afroamericano: l'uomo - che sembra soffrisse di disturbi mentali - correva nudo per strada quando è stato affrontato da un agente che - raccontano i testimoni - invece di usare il Taser ha preso la pistola e sparato due colpi fatali contro l'uomo disarmato. Dal caso di Trayvon Martin a Stanford, in Florida, passando per quello di Michael Brown a Ferguson, in Missouri, oramai gli episodi del genere non si contano più.

Proprio a Ferguson l'amministrazione Obama ha dato un segnale ben preciso, accusando la polizia locale di violazione dei diritti umani e di comportamenti razzisti, e provocando un vero e proprio terremoto all'interno delle forze dell'ordine e delle autorità locali, con una serie di dimissioni e licenziamenti a catena. E, ciò che è più importante, creando un precedente che si spera serva da monito per tutte le forze di polizia nel Paese. Perché Ferguson - come ha detto Obama nel suo intervento alle celebrazioni per i 50 anni della marcia di Selma - "non è un caso isolato".

Intanto, però, c'è un video che ricorda a tutti come la questione razziale in America non è solo legata a episodi che vedono coinvolta la polizia. Sono le immagini shock dello sciagurato gruppo di studenti universitari che cantano cori razzisti. Immagini che hanno scatenato la bufera su una delle più antiche confraternite studentesche e sulla University of Oklahoma, i cui vertici hanno promesso "tolleranza zero". Due dei giovani coinvolti sono stati già espulsi, per un comportamento definito dal rettore "disgustoso". E la sede della Sigma Alpha Epsilon è stata chiusa. Nel campus prosegue ad oltranza la protesta di tantissimi giovani, non solo neri.

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SDA-ATS