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Se liberata dall'assottigliamento dei ghiacciai, l'anidride carbonica intrappolata nel permafrost da sola potrebbe contribuire al riscaldamento globale più delle emissioni causate dall'uomo. Entro il 2300 il riscaldamento del clima terrestre potrebbe salire tra 0,13 e 1,69 gradi in più.

In base allo studio coordinato da Andrew MacDougall dell'Università di Victoria, in Canada, e pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience, l'aumento delle temperature potrebbe provocare l'aggiunta di questa "riserva" di carbonio nell'aria, creando un effetto a catena.

Il permafrost è costituito da terreni perennemente ghiacciati di uno spessore variabile che va dal metro e può arrivare fino ai 1500 metri di profondità, si trova nelle vicinanze dei poli e costituisce oltre il 20% delle terre dell'emisfero nord.

Questo strato di terreno ghiacciato, costantemente ad una temperatura attorno agli 0 gradi centigradi, contiene materiale organico da cui complessivamente potrebbe essere rilasciato quasi il doppio di tutto il carbonio presente nell'atmosfera.

Gli studiosi hanno utilizzato l'Earth System Climate Model per valutare l'entità del rilascio del carbonio dal permafrost e del relativo riscaldamento, facendo delle ipotesi sui potenziali percorsi dei gas ad effetto serra. Si tratta di un modello climatico globale che mostra una rappresentazione associata tra cicli del carbonio oceanici e quelli terrestri.

La versione utilizzata dagli studiosi è stata però estesa al processo di congelamento del suolo, allo scopo di includere una rappresentazione del carbonio bloccato nel permafrost. "La forza e la natura degli effetti del permafrost sull'emissione di anidride carbonica risultanti dal modello - conclude MacDougall - ci suggerisce che è importante avviare e sostenere il monitoraggio dei flussi di carbonio dai suoli permafrost e le relative variazioni".

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SDA-ATS