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"L'attacco del governo turco sulle città e i quartieri curdi, che comprende coprifuochi 24 ore su 24 e tagli ai servizi, sta mettendo a rischio le vite di 200 mila persone ed equivale a una punizione collettiva".

Lo scrive oggi Amnesty International in un dispaccio relativo alle operazioni di sicurezza condotte dalla scorsa estate da polizia ed esercito di Ankara nel sud-est a maggioranza curda contro il Pkk e il suo braccio armato giovanile, l'Ydg-h.

L'allarme lanciato da Amnesty International si basa su ricerche sul campo e resoconti dei residenti "nelle aree che sono al momento inaccessibili agli osservatori esterni", compresi i deputati turchi. "I tagli alle forniture di acqua ed elettricità insieme ai pericoli legati all'accesso al cibo e alle cure mediche durante gli scontri a fuoco stanno avendo un effetto devastante sui residenti, e la situazione è probabilmente destinata a peggiorare rapidamente se non affrontata", accusa l'ong. Tra i resoconti, ci sono episodi di ambulanze a cui non è stato permesso l'accesso nelle città sotto coprifuoco per curare i feriti e di cadaveri di cui è stata impedita la sepoltura per oltre dieci giorni. Secondo Amnesty, inoltre, "diverse morti potrebbero essere state causate da cecchini in località lontane dagli scontri" e tra le vittime ci sono "bambini, donne ed anziani". "Mentre le autorità turche sembrano determinate a silenziare le critiche interne, ne hanno affrontato molto poche dalla comunità internazionale - denuncia John Dalhuisen, direttore del programma per l'Europa e l'Asia centrale - Le considerazioni strategiche sul conflitto in Siria e gli sforzi determinati di affidarsi all'aiuto della Turchia nel tamponare il flusso di rifugiati verso l'Europa non devono oscurare le accuse di gravi violazioni dei diritti umani".

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SDA-ATS