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Lo scorso 12 febbraio il popolo aveva bocciato la terza riforma delle imprese: il testo è stato giudicato troppo complicato.

KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

(sda-ats)

La terza riforma dell'imposizione delle imprese (RI imprese III) è stata bocciata perché suscitava troppi dubbi. Il "no" del 12 febbraio è soprattutto dovuto alla sfiducia nei confronti del mondo economico.

Inoltre, molte persone hanno giudicato il tema di difficile comprensione. È quanto emerge dall'ultima analisi VOTO pubblicata oggi. Mai, negli ultimi 18 anni, i votanti (74%) hanno manifestato così tanta difficoltà a comprendere l'oggetto in votazione.

La bocciatura dell'oggetto si spiega solo in parte con le caratteristiche sociali e politiche: né il reddito né il livello di formazione hanno giocato un ruolo incisivo. Il risultato non è una "rivolta della classe media", sostengono gli autori dell'inchiesta. I "voti di protesta" non hanno avuto influenza.

Malgrado una costellazione classica delle raccomandazioni di voto, non vi è stata una chiara tendenza di sinistra o destra. La sinistra ha votato compatta contro la riforma, mentre l'elettorato borghese è apparso diviso. La metà dei votanti dell'UDC e del PPD ha deciso per un "no" e perfino tra quelli del PLR vi è stato un buon 37% di contrari.

Scoraggiato dalla difficoltà dell'oggetto, un votante su tre ha seguito una raccomandazione di voto. Più in dettaglio, il 26% dei favorevoli e l'11% dei contrari. Gli avversari hanno soprattutto citato l'ex ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, la cui opinione ha provocato parecchio clamore.

Un terzo delle persone intervistate ritiene che la documentazione informativa fosse inadeguata e afferma di essersi affidato alla massima "Nel dubbio, votare no". Un ulteriore terzo sostiene che la riforma avrebbe portato benefici solo alle imprese.

La fiducia nell'economia ha giocato un ruolo decisivo. Non si può certo parlare di una generale sfiducia - viene precisato nello studio - ma chi non si fida del mondo economico ha respinto in massa la riforma (92%).

Tendenzialmente ha detto "no" anche chi non credeva alle previsioni sulle entrate fiscali presentate dal Consiglio federale. Molti intervistati hanno ricordato la precedente riforma, affermando che per i promotori le perdite fiscali sono sempre troppo basse.

Cruciali sono state anche le aspettative nei confronti delle ripercussioni della riforma. Quasi l'80% degli intervistati, che temeva perdite fiscali, ha respinto il testo. Due persone su tre che prevedevano entrate supplementari hanno invece detto di "sì".

Né i promotori né gli oppositori alla RI imprese III sono riusciti a convincere gli elettori dell'importanza dell'oggetto in votazione. Essi ritenevano infatti più decisiva la naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione, sottoposta al voto lo stesso giorno, nonostante la riforma sia stata uno degli "oggetti più importanti degli ultimi anni".

Tre quarti dei sondati era in chiaro fin dall'inizio su come votare riguardo alla naturalizzazione. Un argomento ha predominato: gli stranieri di terza generazione che vivono in Svizzera sono considerati come cittadini confederati.

Il Fondo per le strade nazionali e il traffico d'agglomerato (FOSTRA) è invece stato messo in ombra dagli altri due oggetti. Chi ha detto "sì" ritiene positivo o necessario un ampliamento della rete stradale. Il "no" è invece dovuto in particolare a motivi ecologici.

Il sondaggio è stato svolto su 1512 persone aventi diritto di voto, interrogate durante le tre settimane successive allo scrutinio. Il margine d'errore è +/- del 3,1%.

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SDA-ATS