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Analisti vedono rallentamento ripresa, ma non sono pessimisti

L'autunno si presenta mite per l'economia elvetica. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 30 settembre 2020 - 16:00
(Keystone-ATS)

Rallentamento della ripresa, ma non pessimismo: è questo l'orientamento degli analisti finanziari riguardo all'andamento della congiuntura elvetica. La disoccupazione però crescerà, si dicono convinti gli esperti.

Le indicazioni emergono dall'indice calcolato da Credit Suisse e da CFA Society Switzerland, che è stato pubblicato oggi e che in settembre è sceso al valore di 26,2 punti, in calo di 19,4 punti rispetto ad agosto (45,6).

L'indicatore, che in marzo era crollato a -45,8 da +7,7 di febbraio, era tornato in aprile in territorio positivo, a +12,7. In maggio era salito a +31,3 e si era confermato in giugno (+48,7) nonché - pur con un lieve calo - in luglio (+42,4).

Concretamente valori positivi significano che sono più numerosi gli specialisti che si aspettano un rafforzamento della dinamica economica di quelli che puntano sull'evoluzione opposta.

Nel dettaglio, il 47,5% degli esperti interrogati in settembre nell'ambito di un sondaggio è convinto che nei prossimi sei mesi vi sarà un miglioramento della situazione congiunturale, il 21,3% si aspetta un peggioramento e il 31,1% ritiene che non vi saranno cambiamenti (valori che determinano poi l'indice complessivo: 47,5 meno 21,3 = 26,2). Rispetto ad agosto sono in aumento coloro che puntano sullo status quo (+19 punti), rimangono stabili i pessimisti, mentre mentre si sfoltiscono le file degli ottimisti (-19).

Diversa è l'evoluzione del giudizio sulla situazione attuale dell'economia, che è migliorata: l'indice è a -32,8 (+13 punti rispetto a un mese fa).

Il peggioramento delle stime per il futuro elvetico sui sei mesi si accompagna a un'analisi analoga anche per l'Eurozona (-34 punti a 11,5). Gli Stati Uniti sono a 8,2, mentre maggiore è la fiducia sulle prospettive della Cina (34,5).

Tornando entro i confini svizzeri, si fanno meno numerosi gli esperti che si aspettano un aumento dell'inflazione (25%, -3 punti). Un'ampia maggioranza (66%, +2 punti) non prevede però cambiamenti e rimangono pochi (9%, +1 punto) coloro che scommettono su una flessione.

I tassi sono attesi fermi nel corto termine (83%); il 12% li osserva in calo e solo una sparuta minoranza (5%) vede all'orizzonte un aumento. Sul lungo termine il 15% degli interrogati ipotizza una progressione dei tassi: rimane comunque assai più consistente la quota di chi non scorge mutamenti (73%) e non manca anche chi scommette su una contrazione (12%).

Il 47% degli interpellati prevede inoltre una progressione dell'indice di borsa SMI, mentre il 29% punta su valori stabili e il 24% su una flessione. Riguardo ai cambi, il 36% del campione si aspetta un ulteriore rafforzamento del franco nei confronti dell'euro, il 12% un indebolimento e 52% ritiene che non vi saranno cambiamenti nel corso. Sul fronte della disoccupazione l'83% vede una crescita dei senza lavoro, il 14% una stagnazione e il 3% un calo.

Al sondaggio, effettuato fra il 17 e il 24 settembre, hanno partecipato 61 analisti.

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