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L'organizzazione legata alla 'ndrangheta sgominata dai carabinieri di Varese usava per importare armi e droga dalla Svizzera una coppia di anziani coniugi elvetici che attraversavano i valichi di Brogeda e Gaggiolo.

Nelle conversazioni telefoniche, intercettate dagli investigatori, gli arrestati utilizzavano un linguaggio in codice, indicando le armi come 'motorini' o 'marmitte' e la droga come 'litri di olio' e 'donne'.

Le indagini, avviate nel 2009, hanno portato al ritrovamento, nel 2010, di quattro pistole, munizioni e passamontagna in un cascinale a Sale (Alessandria), vicino alla casa del pregiudicato Francesco Scicchitano. Tra gli indagati Scicchitano, 63 anni, avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario tra il canale svizzero d'importazione delle armi e i vari acquirenti.

Secondo quanto è emerso dalle indagini, condotte in collaborazione con le autorità elvetiche, fucili e pistole dal 2009 venivano acquistati legalmente in Svizzera e poi trasportati in Italia, nascosti nell'auto dei due anziani coniugi.

La droga arrivava invece dalla Colombia, e dall'aeroporto di Ginevra era trasportata in Italia sempre attraverso i valichi al confine con le province di Varese e di Como, per quantitativi fino a 200 chilogrammi. Nell'abitazione di uno degli arrestati è stato sequestrato anche un apparecchio utilizzato per disturbare le frequenze degli apparecchi di registrazione.

"Questa operazione - ha spiegato il procuratore di Varese Maurizio Grigo - dimostra la grande penetrazione delle organizzazioni criminali nel territorio varesino, una forza che spesso rimane silente perché ha interesse a fare affari".

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SDA-ATS