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Apec: Obama dopo critiche difende sua politica economica

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 novembre 2010 - 19:44
(Keystone-ATS)

YOKOHAMA - Barack Obama passa al contrattacco e difende con vigore la politica economica dell'amministrazione Usa finita sotto accusa al summit G20, dove Cina e Germania, principali esportatori mondiali, hanno criticato il maxi-allentamento monetario da 600 miliardi di dollari varato dalla Federal Reserve, visto come mezzo per svalutare il dollaro e come rischio di 'instabilità nei Paesi emergentì.
All'indomani dell'incerta chiusura del vertice di Seul e nell'imminenza dell'apertura dell'Apec, il forum di cooperazione economica dell'area asiatico-pacifica in programma a Yokohama (vicino Tokyo), Obama ha fermamente rivendicato gli sforzi per rinvigorire la ripresa, di fronte alla disoccupazione inchiodata al 9,6%.
"Come prima economia del pianeta e motore per la crescita mondiale, questo è molto importante - ha detto davanti alla folta platea di imprenditori dell'Apec Ceo Summit -. Per questo motivo abbiamo adottato un piano economico che ha portato a cinque trimestri consecutivi di crescita e dieci mesi di fila di sviluppo dell'impresa privata".
Uno scatto d'orgoglio, è apparso ai più, seguito dall'ennesimo (e inascoltato) invito ai paesi con surplus commerciale - vedi la Cina - di smetterla di contare solo sull'export, diversificando anche sui consumi.
Pechino, da parte sua, ha ripetuto la sua ricetta: l'obiettivo è l'espansione della domanda interna, ha replicato poco dopo il presidente Hu Jintao, e resta l'impegno a riformare "il tasso di cambio a patto che si conservino iniziativa, controllabilità e gradualità. La Cina incoraggerà un equilibrio internazionale dei pagamenti", importante per la stabilità macroeconomica.
Se il braccio di ferro su monete-squilibri commerciali tra Washington e Pechino è destinato a proseguire nel tempo, nell'ipotesi di una difficile composizione durante la presidenza francese del G20, l'Apec, nella prima giornata, ha dato invece l'opportunità al Giappone di provare ad allentare lo scontro diplomatico, entrambi per motivi territoriali, con Russia e Cina.
Il premier nipponico Naoto Kan ha incontrato il presidente russo Dmitri Medvedev, al quale ha ribadito che sulle quattro isole a nord di Hokkaido - occupate dall'ex Urss alla fine della Seconda guerra mondiale e note come Curili del Sud dai russi e rivendicate da Tokyo col nome di Territori del Nord - "non si può accettare una posizione contraria al sentimento pubblico giapponese". Medvedev - in base a quanto riferito dai media di Mosca - ha esortato Kan a "rinunciare a dichiarazioni emotive e gesti diplomatici, favorendo invece le relazioni commerciali".
Poco dopo c'è lo sblocco al bilaterale, a lungo ricercato da parte nipponica, tra Kan e Hu, durante il quale i due leader "hanno concordato il perseguimento strategico e reciprocamente benefico delle relazioni".
Sulle isole Senkaku, nel controllo di Tokyo e rivendicate da Pechino, le parti hanno riferito la "'propria fermezza", senza far trapelare altri elementi per non alimentare i nazionalismi nei rispettivi Paesi, partiti dall'arresto del peschereccio cinese scontratosi a settembre contro due motovedette. Solo 22 minuti di colloquio, sufficienti però - hanno riferito fonti diplomatiche -, a riaccendere il dialogo tra le due superpotenze economiche dell'Estremo Oriente.

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