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A 24 ore dall'agguato, non si chiarisce il mistero sull'omicidio di Alfio Vittorio Molteni, 58 anni, l'architetto e designer di interni assassinato a colpi di pistola mercoledì sera a Carugo (Como), nel cortile della casa in cui viveva con l'anziano padre e una zia.

Quella che era apparsa come un'esecuzione della criminalità organizzata, nello stile di quella 'ndrangheta che ha profonde radici anche nella Brianza comasca, con il passare delle ore sembra lasciare spazio a qualche dubbio. Non è infatti certo che i killer, si ritiene due, abbiano sparato con l'intenzione di uccidere. Dopo avere atteso il loro bersaglio nascosti dietro i cespugli del giardinetto condominiale, infatti, gli assassini hanno esploso soltanto due colpi di pistola: il primo alle gambe del professionista, l'altro verso la parte bassa della schiena.

È vero che i colpi sono stati letali (il secondo proiettile gli ha trapassato l'addome) ma le modalità dell'agguato fanno pensare alla volontà di "gambizzare" la vittima più che di volerla uccidere; insomma, l'impressione è che si potesse trattare di un ulteriore avvertimento, ancora più pesante rispetto a quelli degli ultimi mesi.

Al momento, comunque, ipotesi non ne vengono scartate. Al vaglio degli investigatori c'è sia la vita privata che quella professionale di Molteni, che dalla primavera scorsa era stato vittima di almeno due gravi atti intimidatori: in maggio qualcuno aveva dato fuoco alla sua Range Rover parcheggiata in un box sotto lo studio di Mariano Comense. In luglio, invece, in pieno giorno e davanti a un bar pieno di avventori, erano stati esplosi otto colpi di pistola contro la stessa casa di Carugo teatro dell'omicidio, che avevano perforato una tapparella. In entrambi i casi, Molteni aveva presentato denuncia ai carabinieri, ma avrebbe negato di avere ricevuto minacce nè avrebbe fornito indicazioni su eventuali sospetti.

Separato dalla moglie con qualche strascico legale, un figlio, Molteni era titolare dello studio "Molteni Alfio Vittorio, Interiors & Industrial Design" di Mariano Comense e aveva legami di affari con il Medio Oriente e con personaggi russi con casa sul lago di Como. A Dubai lavorava per la società "Il Grande", specializzata in design di interni per ambienti di lusso con sede in un grattacielo nella "business bay" che sul suo sito Internet vanta lavori in hotel esclusivi quali il Park Hyatt e il The Pearl. Per i russi avrebbe invece arredato dimore lussuose sul Lario, come tanti altri studi professionali del comasco. Il sostituto procuratore di Como Pasquale Addesso ha disposto l'autopsia, mentre oggi i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Parma hanno effettuato accertamenti tecnici sul luogo del delitto, nel cortile dell'abitazione e su un'automobile parcheggiata in zona, che potrebbe essere stata utilizzata dagli sparatori per arrivare a Carugo.

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SDA-ATS