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Il tempo stringe: l'Argentina ha meno di dieci giorni per raggiungere un accordo con gli hedge fund e rispettare gli obblighi di pagamento del debito, scongiurando un altro default. Il via libera alle trattative, seppur positivo, non allontana l'ipotesi di un altro fallimento: la corsa contro il tempo è tutta in salita in vista della scadenza del 30 giugno.

Molto dipenderà - secondo gli analisti - dalle distanze reali che ci sono fra le due parti e dai toni usati. Proprio Buenos Aires non molla su questo fronte e, in una pagina comprata sul Wall Street Journal, spiega agli americani che i "fondi avvoltoi" non consentono all'Argentina di continuare a pagare i propri debiti.

L'apertura del presidente Cristina Fernandez de Kirchner a trattare è positiva ma al 30 giugno, quando Baires dovrà onorare il pagamento dei bond ristrutturati, manca poco tempo. Entro il 30 giugno, secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema, Buenos Aires dovrà anche pagare 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund che non hanno accettato il concambio.

Riparare anni di contenzioso legale in soli nove giorni è una sfida difficile. Anche perché il confronto è con quei "fondi avvoltoi" tanto criticati dagli argentini che sono già ricorsi in passato a strategie simili con altri paesi, mettendone a rischio il processo di ristrutturazione del debito. Fra questi in prima linea c'è Paul Singer, fondatore di Elliot Management, che - denuncia Buenos Aires sul Wall Street Journal - non è un creditore originale del paese: nel 2008 ha acquistato per soli 48,7 milioni di dollari bond in default.

E ora il giudice Thomas Griesa "ordina che sia pagato 832 milioni di dollari, con un guadagno del 1.608% in soli sei anni". La sentenza di Griesa - aggiunge l'Argentina - rischia di far affondare il paese in un nuovo default e questo perché se l'Argentina paga ora 1,5 miliardi di dollari agli hedge fund, dovrà pagarne 15 miliardi nell'immediato futuro agli altri altri creditori. A chiedere il risarcimento dei piccoli risparmiatori italiani per 2 miliardi di euro è Nicola Stock, il presidente della Tfa.

Parole dure che mostrano la difficoltà della situazione, con Kirchner che ha aperto al dialogo a sorpresa in un voltafaccia rispetto a pochi giorni prima. I nodi da sciogliere sono molti e l'ipotesi paventata da Buenos Aires di convertire i bond in diritto argentino invece che l'attuale americano è impercorribile.

Griesa ha già precisato prima a voce poi in un'ordinanza che sarebbe contrario alla legge, e anche gli osservatori ritengono che sia molto improbabile la sua attuazione perché minerebbe la reputazione dell'Argentina e mettere in pericolo il mercato dei bond internazionali, cosa che non sarà consentirà dalle autorità.

SDA-ATS