Il presidente dell'Argentina Mauricio Macri ha "chiesto scusa" ieri ai cittadini per quanto accaduto al Paese dopo le elezioni primarie di domenica in cui è stato sconfitto dall'opposizione in vista delle presidenziali di ottobre.

Il presidente argentino ha poi annunciato misure economiche per attenuare le sofferenze della popolazione. Ma la realtà è che l'Argentina si trova nuovamente in cattive acque, con una moneta - il pesos - super svalutata contro il dollaro, lo spettro di un'inflazione superiore al 50% e un forte "rischio Paese" alle stelle.

In un video postato sui social, Macri ha annunciato un aumento del salario minimo, il congelamento dei prezzi del carburante per 90 giorni, un aumento del reddito esentasse - in particolare per i lavoratori dipendenti - maggiori contributi alle famiglie con figli, misure di sostegno fiscale per le piccole e medie imprese e un buono di 5.000 pesos (circa 80 franchi) per i dipendenti pubblici.

Interrogato dal quotidiano Ambito Financiero, l'economista Federico Furiase, direttore della società 'Eco Go', ha osservato che l'annuncio di Macri "arriva tardi per avere un reale impatto politico" in vista del voto di ottobre, aggiungendo che le misure "perdono effetto per l'instabilità politico-finanziaria, l'accelerazione dell'inflazione e la perdita di valore dei salari e dei risparmi".

Il capo dello Stato si è poi in particolare scusato per la sua prima reazione dopo l'evidenza della sua sconfitta nelle primarie in cui ha addossato all'opposizione e alle "cattive scelte" dell'elettorato la nuova esplosione del dollaro.

Ora Macri ha assicurato di "avere compreso il messaggio" degli elettori, aggiungendo di "voler rispettare chi ha votato per opzioni diverse dalla mia", ossia per la formula presidenziale peronista Alberto Fernandez-Cristina Fernandez de Kirchner.

L'Argentina attraversa una crisi che non è solo economica, ma anche politica, con una coalizione che appoggia il governo in allarme ed in chiara difficoltà strategica per ribaltare la sconfitta di Macri (47,66% a 32,08%) a favore dell'opposizione nelle nove settimane che mancano alle presidenziali del 27 ottobre.

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