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L'iniziativa popolare del PPD volta ad esentare fiscalmente gli assegni per i figli e in formazione è ingiusta poiché favorirebbe le famiglie ad alto reddito e creerebbe un ammanco di circa un miliardo di franchi nella casse di Confederazione, cantoni e comuni. È quanto indicato oggi dalla consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf durante una conferenza stampa in vista della consultazione popolare del prossimo 8 di marzo.

L'iniziativa popolare "Sostenere le famiglie! Esentare dalle imposte gli assegni per i figli e gli assegni di formazione" inoltrata nel novembre 2012 dal PPD Svizzero ha raccolto 118'525 firme valide. Parlamento, Governo e Cantoni raccomandano a popolo e cantoni di respingere questa modifica costituzionale.

I figli rappresentano un arricchimento ma anche un costo non indifferente, ha esordito la ministra delle finanze, sottolineando tuttavia che la Svizzera non è rimasta inattiva in fatto di sostegno alle famiglie. Anzi: in questo settore "abbiamo una politica molto sociale".

La prova? La riduzione dei premi di cassa malattia per le famiglie con reddito modesto, le deduzioni fiscali per figli a carico o per la loro custodia. Ogni anno, tali sgravi comportano minori entrate fiscali complessive per 3,5 miliardi, di cui 900 milioni solo per la Confederazione, ha specificato la consigliera federale del Partito borghese democratico.

Widmer-Schlumpf ha ricordato anche l'armonizzazione a livello federale degli assegni famigliari: molti cantoni, ha rammentato, hanno optato per importi più elevati rispetto a quelli previsti dalla normativa federale (200 franchi per bambino e 250 per giovani in formazione, n.d.r).

Insomma, l'impegno a favore delle famiglie non fa quindi difetto, secondo Eveline Widmer-Schlumpf, e ciò benché sussistano differenze, anche marcate, tra i cantoni in merito all'ammontare delle deduzioni fiscali e degli assegni.

Tra i motivi che hanno spinto il Consiglio federale e il parlamento a raccomandare il no all'iniziativa del PPD, ha ricordato, vi è poi il fatto che la proposta non porterebbe alcun vantaggio alle famiglie a basso reddito: le economie domestiche che non pagano l'imposta federale diretta o solo un importo irrisorio - oltre la metà delle famiglie con prole ha precisato la grigionese - perché non raggiungono il reddito minimo non beneficerebbero di alcuna agevolazione. "A causa della progressività delle imposte risulterebbero invece fortemente avvantaggiate le famiglie con reddito più elevato", ha puntualizzato.

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SDA-ATS