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ZURIGO - I primi buchi neri giganteschi nati nell'universo, con una massa miliardi di volte quella del Sole, sono il frutto della fusione di embrioni di galassie, avvenuta quando l'Universo era ancora bambino, circa 13 miliardi di anni fa.
A scoprirlo è stata una simulazione pubblicata su "Nature" da un gruppo di ricerca coordinato dalla Svizzera con Lucio Mayer dell'Università di Zurigo.
Il risultato sull'origine dei primi buchi neri, osserva uno degli autori, l'astronomo americano Stelios Kazantzidis dell'Università dell'Ohio, è una pietra miliare per la comprensione di come si formano le grandi strutture nell'Universo.
Osservazioni di distanti quasar (galassie cosiddette attive, alimentate da un buco nero centrale) dimostrano che i buchi neri molto massivi esistevano già circa un miliardo di anni dopo il Big Bang, che si ritiene sia avvenuto circa 13,7 miliardi di anni fa.
Ora lo studio ha dimostrato che questi mostruosi buchi neri molto probabilmente hanno avuto origine dallo scontro e successiva fusione di due dischi molto grandi (100 volte la Via Lattea) di proto galassie, ovvero galassie che si stanno formando.
Questo scontro, secondo la simulazione, produrrebbe un disco instabile di gas rotante su se stesso fino a formare una piccola nube di gas che in poche centinaia di migliaia di anni collassa diventando un buco nero, che può crescere fino a un miliardo di masse solari.
I resti delle galassie che hanno dato origine a questi primi buchi neri supermassivi, sottolinea Kazantzidis, esistono ancora: "Una di esse è probabilmente la galassia ellittica M87 nell'ammasso della Vergine".

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SDA-ATS