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Il gruppo PLR alle Camere federali eleggerà in Consiglio federale alla successione di Eveline Widmer-Schlumpf un candidato ufficiale dell'UDC.

Lo ha dichiarato stasera davanti ai media il capogruppo Ignazio Cassis, precisando che il partito sceglierà un nome - Guy Parmelin? Norman Gobbi? Thomas Aeschi? - soltanto tra una settimana, ossia l'8 dicembre prossimo, vigilia dell'elezione. Anche il PPD si dà una settimana di tempo per decidere.

"So che vi deluderò - ha dichiarato il consigliere nazionale ticinese in entrata - ma abbiamo bisogno ancora di tempo per pronunciarci su un nome. Possono succedere molte cose da qui all'elezione", ha aggiunto Cassis al termine delle audizioni con i candidati ufficiali democentristi.

Tutti e tre i candidati hanno risposto con competenza alle domande formulate dal gruppo, ha spiegato il deputato, anche se non sempre per la soddisfazione generale.

Cassis non ha voluto dire quali quesiti hanno sollevato più interrogativi tra i membri del gruppo. Gettando acqua sul fuoco, ha fatto notare che non è possibile soddisfare tutti e 46 i membri della frazione radicale sotto il "Cupolone". Ad ogni modo, questa settimana servirà anche a dissipare qualche dubbio ed ottenere le risposte che si cercano, ha sottolineato.

Cassis ha detto di non considerare il "ticket" democentrista un diktat.

Durante la discussione con i consiglieri nazionali Guy Parmelin (VD) e Thomas Aeshi (ZG), nonché il consigliere di stato ticinese Norman Gobbi (Lega/UDC), è stata affrontata anche la questione geografica, ossia della provenienza del candidato. È noto che il canton Ticino non è più rappresentato in Governo dalla partenza di Flavio Cotti (PPD).

Clausola esclusione non accettabile

Questo tema è stato trattato anche in seno al gruppo PPD, ha affermato a sua volta il capogruppo Filippo Lombardi. La Costituzione federale prevede un'adeguata rappresentanza in seno all'Esecutivo di tutte le regioni linguistiche del paese. Il fatto che Gobbi provenga dal Ticino potrebbe anche essere un vantaggio, ha spiegato il "senatore" ticinese.

Sebbene i tre candidati siano eleggibili secondo il gruppo, Lombardi non ha mancato di indirizzare una critica severa all'UDC, rea di aver introdotto una clausola nei propri statuti che prevede l'esclusione dal partito per colui o colei che dovesse accettare un'eventuale elezione senza il placet dei democentristi, sulla falsariga di quanto accaduto con l'attuale ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf.

Per il PPD si tratta di una limitazione inaccettabile dell'Assemblea federale, ha puntualizzato Lombardi. La Costituzione federale prevede che i deputati votino "senza istruzioni", ha detto, aggiungendo di sperare che l'UDC stralci al più presto questa clausola dai propri statuti.

Lombardi non ha voluto dilungarsi circa la possibilità che il gruppo PPD voti per un altro UDC non presente sulla lista dei candidati ufficiali. "Per noi i candidati ufficiali sono eleggibili", ha ripetuto come un mantra in italiano, francese e tedesco. Anche il PPD, come il PLR, si dà ancora una settimana di riflessione.

PBD non esclude libertà di scelta

Pure il Partito borghese democratico (PBD) non si è sbilanciato per il 9 di novembre. "Pensiamo di eleggere uno dei tre candidati", ha dichiarato il presidente del partito Martin Landolt. Una decisione definitiva verrà presa fra una settimana, alla vigilia dell'elezione per il rinnovo del Governo.

Il PBD non esclude di lasciare libertà di scelta. Di certo non presenteremo un nostro concorrente poiché sarebbe ridicolo, ha detto Landolt.

PS, audizione fra una settimana

Diversamente dai verdi, il PS intende organizzare solo l'8 settembre le audizioni con i tre candidati ufficiali UDC al Consiglio federale.

Secondo la sinistra, i futuri membri dell'esecutivo dovranno professarsi a favore dei diritti umani e della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dovranno rispettare il diritto d'asilo e puntare su relazioni costruttive con l'UE. "Un consigliere federale deve rispondere a determinati requisiti, la concordanza non è un lasciapassare aritmetico", commenta il capogruppo Roger Nordmann, citato in un comunicato.

Audizioni, domande precise e anche in inglese

Di fronte ai giornalisti, il Consigliere di stato Norman Gobbi ha dichiarato di aver approfittato delle audizioni per profilarsi, rispondendo a domande disparate - dalla riforma dell'AVS, all'applicazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa fino al rispetto dello Stato di diritto e della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo - nelle tre lingue nazionali e anche in inglese. Dopo la "maratona" odierna, ne approfitterà nei prossimi giorni per farsi conoscere meglio dai deputati nella capitale.

Da parte sua, Thomas Aeschi ha descritto le audizioni come impegnative ma anche interessanti, svoltesi in un clima per nulla teso. Aeschi non si è espresso sulle sue possibilità di venir eletto. Stando al vodese Guy Parmelin, i membri dei vari gruppo hanno formulato domande molto precise. A metterlo in difficoltà sono state soprattutto le domande in inglese.

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SDA-ATS