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Aumenta il pericolo di bolla immobiliare

Si costruisce, ma poi si dovrà anche vendere. KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 maggio 2020 - 12:00
(Keystone-ATS)

Il pericolo di una bolla immobiliare è in aumento in Svizzera: il relativo indice calcolato dagli esperti di UBS si è attestato nel primo trimestre 2020 a 1,30 punti, 0,04 punti in più dell'1,26 (rivisto) dei tre mesi precedenti e valore più elevato dal 2017.

L'UBS Swiss Real Estate Bubble Index - questo il nome dell'indice - è rimasto quindi nella zona definita di rischio, informa l'istituto in un comunicato odierno. Secondo gli specialisti della banca è comunque attualmente improbabile che il surriscaldamento causi una correzione dei prezzi.

L'impatto della crisi coronavirus sul mercato immobiliare svizzero sarà presumibilmente visibile a partire dal trimestre in corso. "Ci aspettiamo un calo delle transazioni", afferma Claudio Saputelli, dirigente di UBS, citato nella nota. Poiché sia i venditori che gli acquirenti agiscono con maggiore cautela, la determinazione dei prezzi diventa però più difficile, come pure avanzare previsioni in merito.

Visto l'aumento della disoccupazione e dell'incertezza sugli sviluppi economici diminuirà comunque la domanda aggregata di abitazioni in proprietà. In tal modo si esaurisce l'accelerazione dei prezzi dettata dalla riduzione degli interessi ipotecari dalla metà del 2019.

UBS non si aspetta peraltro una correzione significativa del valore degli immobili. Le condizioni di finanziamento rimangono interessanti e in molte regioni è ancora troppo allettante il vantaggio in termini di costo dell'abitazione in proprietà rispetto a un appartamento in locazione. Singoli eccessi tuttavia potrebbero vedere una correzione.

Non è da escludere totalmente anche uno scenario più fosco. "Se, contrariamente alle nostre aspettative, nel corso dell'anno i redditi delle famiglie crolleranno, proprio nelle regioni a rischio caratterizzate da prezzi alti ci saranno importanti correzioni", afferma un altro dirigente, Matthias Holzhey. Il Luganese è l'unica regione considerata a rischio dall'istituto in Ticino o nei Grigioni.

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