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Il consumo complessivo di carne in Svizzera è aumentato lo scorso anno del 2% a 435'286 tonnellate, con un incremento della produzione indigena pari al 2,5%. Il consumo pro capite è salito leggermente dello 0,9% a 52,44 chilogrammi.

Le cifre in rialzo, indica oggi l'Unione professionale svizzera della carne (UPSC), si devono principalmente all'accresciuto consumo di carne di pollo, di maiale e di agnello, mentre nel raffronto annuale si registra una diminuzione per quanto riguarda la carne di vitello e di cavallo.

In testa ai consumi individuali, ancora una volta, la carne di maiale (23,66 kg; +0,8%), seguita dal pollo (11,92 kg; +4,3%) e dal manzo (11,47 kg; -0,3%). La maggioranza della popolazione svizzera continua quindi a mangiare carne nonostante i ripetuti inviti a rinunciare a questi prodotti, ha fatto sapere il presidente dell'UPSC, ed ex consigliere agli Stati, Rolf Büttiker, citato in un comunicato.

Non mancano tuttavia i motivi di preoccupazione, quale il cosiddetto "turismo della spesa". L'UPSC stima che gli acquisti di carne oltre frontiera abbiano raggiunto lo scorso anno almeno 1,3 miliardi di franchi. In seguito alla decisione della Banca nazionale di abbandonare la soglia minima di cambio con l'euro si teme che gli acquisti all'estero possano far registrare nel 2015 un ulteriore incremento a 1,5 miliardi, con un franco su otto speso al di là dei confini nazionali.

Dopo lo scandalo alimentare che ha visto in primo piano l'azienda grigionese Carna Grischa, che non è membro dell'USPC, i professionisti del settore si sono dati una nuova Carta che fissa le regole di comportamento da seguire. È stato anche creato un Ufficio di mediazione con i clienti che sarà gestito dal Forum dei consumatori (KF).

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SDA-ATS