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Australia: 300 profughi in sciopero fame in isola detenzione

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 novembre 2012 - 07:23
(Keystone-ATS)

Entra nel sesto giorno lo sciopero della fame dei richiedenti asilo nel piccolo Stato-isola di Nauru, nel Pacifico, poche settimane dopo che l'Australia vi ha riaperto un centro di detenzione.

Secondo il Collettivo di azione per i profughi, circa 300 persone rifiutano cibo e acqua su un totale di 337 in detenzione nell'isola, protestando per le condizioni nel campo e chiedendo informazioni sui tempi di valutazione delle domande di asilo.

Sulla loro pagina di Facebook, i detenuti si dicono preparati a continuare lo sciopero della fame fino alla morte, se il centro di Nauru non sarà chiuso e le loro domande di asilo non saranno esaminate in Australia. Il dipartimento di Immigrazione conferma che "un piccolo numero" ha ricevuto cure mediche per disidratazione e colpi di calore, ma non conferma il numero di profughi in sciopero della fame.

Come deterrente all'arrivo dei barconi di profughi, il governo laburista ha riesumato la Pacific Solution del passato governo conservatore, trasferendo i boat people che raggiungono acque australiane a Nauru e nell'isola di Manus in Papua Nuova Guinea. E applicando il principio del 'no advantage', secondo cui le domande di asilo non saranno esaminate prima di quelle dei profughi in attesa nella regione Asia-Pacifico.

Il 'deterrente', pubblicizzato anche con filmati multilingue su YouTube, non sembra però funzionare. Da quando il piano è stato annunciato in agosto, hanno raggiunto le acque australiane oltre 100 barconi con circa 6.000 profughi, molti di più della capienza dei due centri quando saranno completati.

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