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Australia: premier contestato, fa mea culpa su incendi

Il premier australiano Scott Morrison KEYSTONE/EPA/MT GT sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 12 gennaio 2020 - 14:57
(Keystone-ATS)

"Ci sono cose sul terreno che avrei potuto gestire meglio".

Dopo che da mesi l'Australia brucia senza sosta, avvolta in una cappa di fumo, con almeno 28 morti, il primo ministro Scott Morrison, subissato di critiche e proteste, ha fatto oggi pubblica ammenda per come l'emergenza è stata gestita dal suo governo federale.

Contestato nei villaggi colpiti dal fuoco che visitava, dove in diretta tv - è successo a Cobargo, New South Wales - si è preso anche degli insulti, come "idiota" o "qui non prendi più manco un voto", Morrison, citato da Bbc, ha commentato: "Sono ambienti sensibili, sono ambienti molto emotivi. I primi ministri sono fatti anche loro di carne e ossa quando si confrontano con questa gente".

Il premier conservatore (liberale), accusato di aver fatto poco, di essere sostanzialmente un negazionista sui cambiamenti climatici e di essere in combutta con la lobby del carbone e, infine di essere andato in vacanza alle Hawaii mentre il Paese bruciava, ha detto che ora c'è "una voglia nuova" del governo di farsi carico del disastro, annunciando una sorta di pubblica inchiesta (una "royal commission review") sulla risposta del governo di Canberra all'emergenza incendi. Nessun collegamento fra il caldo e gli incendi e il clima, è stato tuttavia accennato da Morrison.

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