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L'attentatore che mercoledì scorso si è fatto saltare in aria con un'autobomba ad Ankara, uccidendo 29 persone, era entrato in Turchia dalla Siria con un documento falso. Lo rivela un rapporto dell'intelligence turca, citato dal quotidiano Hurriyet.

Intanto, proprio oggi, il ministero della Salute ha riferito che il bilancio delle vittime è salito a 29: uno dei feriti nell'esplosione, un uomo di 66 anni identificato come Aydin Dede Hayir, è morto in ospedale.

Secondo l'intelligence, il kamikaze non sarebbe dunque il curdo-siriano Saleh Nejar, come annunciato dal governo. "Diffonderemo la vera identità dopo il test del Dna. Potrebbe essere un nome diverso ma non cambia la realtà dei fatti", ha sostenuto il vicepremier di Ankara, Numan Kurtulmus.

Venerdì il gruppo estremista dei Falconi per la liberazione del Kurdistan (Tak), che si dichiara indipendente dal Pkk, ha rivendicato l'attentato, sostenendo che a perpetrarlo sia stato il suo militante di nazionalità turca Abdulbaki Somer.

In base alla fotografia del kamikaze diffusa dai media, il padre di Somer dice di averlo riconosciuto e, secondo le prime indiscrezioni, il raffronto del suo Dna con quello dell'attentatore avrebbe mostrato che si trattava effettivamente del figlio, che sarebbe quindi entrato in Turchia nel 2014 fingendosi un profugo siriano con documenti falsi.

Gli investigatori avevano sostenuto di aver identificato l'attentatore attraverso le impronte digitali prese al momento del suo ingresso nel Paese. Il governo turco ha attribuito la responsabilità dell'attacco al Pkk in collaborazione con i curdi-siriani del Pyd.

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SDA-ATS