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Neve, gelo e ghiaccio continuano a imperversare in buona parte della regione balcanica, provocando enormi disagi nelle popolazioni locali e forti perturbazioni nel sistema dei trasporti e dell'erogazione di energia elettrica.

In Serbia, dove Sava e Danubio sono ancora chiusi alla navigazione, le autorità hanno decretato lo stato di emergenza in 11 municipalità, e finora sono state evacuate e messe in salvo quasi 150 persone in tutto il Paese, dove le temperature si mantengono molto basse, scendendo in molti casi anche a meno 20 gradi.

Nella capitale Belgrado, dove oggi ha ripreso a nevicare, la colonnina di mercurio è intorno ai meno 10. Finora in Serbia, dove imperversa anche una vasta epidemia di influenza, si registrano almeno quattro vittime per l'ondata di gelo degli ultimi giorni.

In particolare difficoltà sono i circa seimila migranti e profughi presenti nel Paese, che cercano in tutti i modi di raggiungere i Paesi dell'Unione europea, in primo luogo Croazia, Ungheria e Slovenia.

Si prevede che la temperatura riprenderà a salire in Serbia da mercoledì prossimo, giorno in cui è prevista la riapertura delle scuole dopo la pausa di vacanze invernali.

Anche in Croazia persistono neve e gelo, con la situazione tuttavia che va migliorando dopo che il vento fortissimo degli ultimi giorni è notevolmente calato, consentendo la ripresa dei collegamenti marittimi con le isole e la riapertura dei tratti autostradali chiusi per le forti raffiche di bora.

I problemi maggiori riguardano ora l'erogazione di acqua potabile per la rottura di numerose tubature, sopratutto in Dalmazia, la regione costiera adriatica particolarmente colpita dall'ondata di maltempo.

La situazione resta ancora difficile anche in Montenegro, Macedonia, Kosovo dove numerose strade restano chiuse al traffico per le abbondanti nevicate e il ghiaccio. Neve e freddo intenso vengono segnalati anche in Bosnia-Erzegovina, Bulgaria e Romania.

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SDA-ATS