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Banche orientate all'interno, impatto Covid finora ancora scarso

Per il momento la pandemia non ha ancora intaccato i bilanci, ma tutto dipenderà dall'evoluzione economica. KEYSTONE/ARNO BALZARINI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 settembre 2020 - 12:00
(Keystone-ATS)

La crisi della coronavirus non ha ancora avuto un impatto significativo sui bilanci delle banche svizzere orientate al mercato interno. Molto dipenderà comunque dall'evoluzione economica generale.

"Finora non è stata rilevata una forte accentuazione delle inadempienze creditizie indotta dalla pandemia", scrive a titolo d'esempio la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) nella sua relazione semestrale. "Nel primo semestre il lockdown non ha lasciato tracce di aumenti di rettifiche di valore", si legge nell'analogo rapporto della Banca Cantonale Grigione (BCG).

Lo conferma anche l'analista Andreas Venditti di Vontobel: "In termini di accantonamenti e rettifiche di valore, abbiamo finora visto ben poco del coronavirus nelle banche elvetiche", spiega all'agenzia Awp. Le ragioni sono molteplici. In primo luogo la maggior parte degli istituti nazionali persegue da tempo una politica creditizia piuttosto conservatrice e la loro attività principale è rappresentata dai mutui ipotecari residenziali, che finora non sono stati quasi per nulla colpiti dalla crisi. Inoltre i crediti aziendali concessi più di recente sono principalmente prestiti Covid garantiti dalla Confederazione, che non comportano quasi nessun rischio per la banca. Senza questa garanzia difficilmente verrebbero concessi prestiti a piccole imprese come parrucchieri o studi di massaggi.

Le banche non rimangono però passive di fronte agli eventi. Visto che l'economia potrebbe riprendersi solo lentamente, a seconda di come si svilupperà l'epidemia, e non si può quindi escludere un netto aumento dei fallimenti nei prossimi mesi, la maggior parte degli operatori hanno già preso provvedimenti. Due formulazioni delle relazioni semestrali sono rappresentative di questo approccio: "In considerazione del peggioramento delle prospettive economiche, abbiamo aumentato le rettifiche di valore per i rischi di credito come misura precauzionale", afferma la Banca cantonale di Lucerna. (LUKB). E l'analogo istituto sangallese (SGKB) scrive: "Il portafoglio crediti è stato rivisto e si trova ancora in ottime condizioni; sulla base dell'attuale valutazione, tuttavia, sono state effettuate rettifiche di valore e accantonamenti per motivi prudenziali". Anche la ZKB ha operato in tal modo. Tuttavia gli importi menzionati sono per lo più a una o due cifre in milioni.

Le norme contabili elvetiche consentono anche un approccio diverso. Il gruppo Raiffeisen, ad esempio, ha effettuato solo rettifiche di valore minime su crediti, ma ha accantonato riserve per rischi bancari generali per 75 milioni di franchi.

Lo specialista Venditti mette in luce differenze anche importanti fra gli istituti. Questo è dovuto al diverso modello d'affari. Per esempio la banca cantonale vodese (BCV) ha operato accantonamenti maggiori rispetto alla SGKB, cosa che si spiega probabilmente con il fatto che la prima società è più impegnata sul fronte aziendale in confronto alla seconda, maggiormente presente nel comparto ipotecario.

I paragoni si fanno ancora più difficili se si considerano anche UBS e Credit Suisse, istituti che non solo usano standard contabili differenti (rispettivamente IFRS e US-GAAP), ma che devono pensare soprattutto alle conseguenze del rallentamento economico all'estero. Credit Suisse ha operato accantonamenti per 864 milioni di franchi nel primo semestre, di cui però solo 154 per le attività elvetiche. UBS è intervenuta con rettifiche di valore di 540 milioni di dollari, 178 relativi alla Svizzera. Questi importi non sono peraltro da intendere direttamente come copertura per crediti a rischio, quanto come cuscinetti per il futuro andamento economico generale.

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