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BERNA - L'Associazione dei banchieri privati svizzeri (ABPS) giudica "indispensabile" e urgente una legge sull'assistenza amministrativa fiscale, una normativa quadro che regoli gli accordi di doppia imposizione. Continua d'altro canto a respingere risolutamente lo scambio automatico di informazioni in questo ambito.
L'APBS sostiene per contro il principio di una imposta liberatoria, ancorata in particolare nei trattati sulla doppia imposizione (CDI), ha rammentato oggi il suo presidente Kondrad Hummler, della Banca Wegelin & Co., nel corso del consueto incontro annuale dell'associazione con la stampa.
Si tratta di conciliare la nozione di sfera privata con una imposizione alla fonte riconosciuta dall'estero, ha detto Hummler. Lo scorso 16 dicembre, il Consiglio federale si è detto pronto a esaminare l'introduzione dell'imposta liberatoria nel suo rapporto intitolato "Indirizzi strategici per la politica svizzera dei mercati finanziari", dedicato al mantenimento del segreto bancario. Il rapporto riflette "una parte non trascurabile delle nostre idee", ha dichiarato Hummler.
Proposta dall'Associazione svizzera dei banchieri, l'imposta liberatoria sugli averi depositati in Svizzera da clienti domiciliati all'estero dovrebbe essere introdotta tramite gli accordi bilaterali. Ogni paese interessato sarebbe chiamato, sulla base del suo regime fiscale, a negoziare con la Svizzera i dettagli, quali l'aliquota d'imposizione e i capitali interessati. Una volta trasferito il provento dell'imposta alle autorità straniere, il cliente avrebbe saldato i propri obblighi fiscali.

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SDA-ATS