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Bangladesh: 16 condanne a morte per 19enne bruciata viva

La giustizia colpisce gli assassini della giovane in Bangladesh. KEYSTONE/AP/MANISH SWARUP sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 ottobre 2019 - 10:08
(Keystone-ATS)

Un tribunale del Bangladesh ha condannato a morte 16 persone per l'omicidio, il sei aprile scorso, di una studentessa 19enne, Nusrat Jahan Rafi, bruciata viva per avere denunciato di aver subito molestie sessuali da parte del preside della sua scuola islamica.

Il primo ad essere incriminato era stato proprio il preside della scuola, Siraj Ud Doula, accusato di aver dato mandato di uccidere la ragazza dopo che lei aveva rifiutato di ritirare le accuse.

L'omicidio, organizzato come "un piano militare" secondo quanto riferito dalla polizia, aveva scioccato il Bangladesh e scatenato un'ondata di proteste. Nusrat Jahan Rafi era di Feni, una piccola città a 160 chilometri a sud di Dhaka e studiava in una madrasa, la scuola coranica.

Il 27 marzo scorso aveva raccontato che il preside l'aveva chiamata nel suo ufficio e aveva cominciato a molestarla. Lei era riuscita a fuggire e poi aveva deciso di denunciare l'accaduto alla polizia. Per il preside era scattato l'arresto ma a Dacca e a Feni molta gente era scesa in piazza per chiedere il suo rilascio.

La ragazza è stata uccisa nella stessa scuola, dove era andata per sostenere gli esami finali. Un'amica l'aveva messa in guardia dal clima ostile contro di lei nell'istituto conducendola sul tetto con l'intenzione di portarla al sicuro, ma lì - poco dopo - erano giunte alcune persone nascoste sotto un burqa che le avevano chiesto di ritrattare le accuse e, quando lei si era rifiutata, le avevano dato fuoco.

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