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Bangladesh: parità donne, sciopero violento contro legge

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2011 - 18:46
(Keystone-ATS)

L'idea che i diritti delle donne bengalesi possano essere equiparati a tutti gli effetti con quelli degli uomini ha mandato su tutte le furie un gruppo di movimenti fondamentalisti islamici del Bangladesh che oggi hanno inscenato manifestazioni e proteste a Dacca ed in altre città del paese, conclusesi con un pesante bilancio di decine di feriti, centinaia di arresti e moltissimi danni.

Tutto è cominciato quando il governo della premier Sheikh Hasina ha varato il 7 marzo scorso un pacchetto di leggi miranti a recuperare il ritardo esistente nella protezione dei diritti delle donne nella società, in particolare per quanto riguarda l'istruzione, la retribuzione nel lavoro e l'eredità.

Pur essendo al 90% musulmano, il Bangladesh utilizza una legislazione laica, ma non per quanto riguarda i diritti ereditari dove viene ammessa la Sharia (Legge islamica) in base a cui una donna eredita il 50% di quanto ereditano i suoi fratelli alla morte dei genitori.

L'ipotesi che questa ed altre disposizioni che svantaggiano le donne potessero essere eliminate ha prodotto la formazione di un Comitato per l'applicazione della legge islamica, guidato dal movimento fondamentalista Islami Oikya Jote (IOJ) che ha indetto lo sciopero odierno.

Fin da poco dopo l'alba centinaia di militanti dello IOJ e studenti delle madrasse (scuole coraniche) hanno sfilato nelle vie del centro di Dacca e nella città portuale di Chittagong, costringendo alla chiusura di scuole, esercizi commerciali ed alla paralisi del traffico dei mezzi di trasporto pubblici.

Gli incidenti più violenti sono avvenuti quando i manifestanti in corteo hanno cercato di intralciare la normale attività, trovando l'opposizione delle forze dell'ordine. I primi bilanci parlano di almeno 100 feriti e di altrettante persone arrestate, anche se i portavoce della protesta forniscono cifre superiori.

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