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Mohamed Houli Chemlal, 21 anni, è uno dei quattro presunti terroristi della cellula di Ripoll detenuti. Uno degli obiettivi dell'attacco era la Sagrada Familia.

KEYSTONE/EPA EFE/J.J.GUILLEN

(sda-ats)

Era il tempio icona di Antoni Gaudì visitato ogni giorno da migliaia di turisti, la Sagrada Familia, il primo obiettivo dei terroristi di Barcellona.

Assieme ad altri monumenti simbolo della città. Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, lo ha ammesso oggi davanti al giudice Mohamed Houli Chemlal, uno dei quattro marocchini detenuti dalla polizia spagnola che li ritiene gli unici sopravvissuti della cellula di Ripoll. Gli altri otto sono tutti morti.

Chemlal ha risposto a tutte le domande, svelando i piani del gruppo jihadista. Ha confermato che l'imam di Ripoll, Abdelbaki Es Satty, era il leader spirituale del gruppo, e che il religioso voleva immolarsi nel grande attentato kamikaze che avevano pianificato. Ma poi nella notte di mercoledì, poche ore prima dell'attacco sulla Rambla, il covo di Alcanar è stato distrutto da un'esplosione, provocata da un errore nella manipolazione della 'madre di Satana', l'esplosivo artigianale dell'Isis che la banda doveva usare per imbottire, con anche 120 bombole di gas, tre furgoni da usare nel 'grande attentato'.

L'imam è stato polverizzato, con un altro terrorista, e Chemlal, che si trovava con loro, è stato raccolto fra le macerie gravemente ferito. E arrestato dopo gli attentati. I 'baby terroristi' si riunirono nella notte a Ripoll e, senza capo e senza esplosivi, decisero di attaccare comunque "alla disperata", secondo il capo della polizia catalana Josep Lluis Trapero, sulla Rambla e a Cambrils.

Younes Abouyaaqoub, 22 anni, abbattuto ieri nei vigneti delle colline del Penedes a nord di Barcellona, si è lanciato con un furgone in mezzo alla folla sulla Rambla, altri cinque hanno attaccato a coltellate i passanti sul lungomare di Cambrils, subito abbattuti dalla polizia. Bilancio, 15 morti e 134 feriti. Ma senza la provvidenziale esplosione del covo, se fosse stata davvero attaccata la Sagrada Familia, la strage sarebbe potuta essere molto più pesante. La distruzione anche parziale del monumento più famoso di Barcellona inoltre avrebbe avuto un impatto sconvolgente in tutto il mondo.

Ora i 12 membri marocchini della cellula sono tutti morti o dietro le sbarre. Gli inquirenti cercano però di verificare se la 'cellula dell'imam' abbia avuto appoggi esterni. Sono state allertate le polizie europee e del Marocco. L'imam Es Satty nel 2016 è stato tre mesi a Vilvorde, vicino a Bruxelles, ritenuta una zona a forte penetrazione jihadista. Altri quattro terroristi si sono fermati una notte a Parigi cinque giorni prima degli attentati, ma forse andavano in Belgio. Viaggiavano con l'Audi A3 usata per l'attacco a Cambrils, fotografata da un radar francese. Ci sono stati altri viaggi in Marocco e a Zurigo. Si cerca di capire se ci siano stati contatti con altri gruppi legati all'Isis. In Marocco sono state arrestate due persone, fra cui un cugino dei fratelli Oubakir: Moussa, morto, e Driss, arrestato.

Crescono intanto in Spagna le critiche per le falle sulla sicurezza. Perché, innanzitutto, la Rambla non era protetta da fioriere o barriere come raccomandato dal ministero degli Interni di Madrid? Il sindaco Ada Colau ha sostenuto che era competenza del governo, che l'ha smentita.

Con lei se l'è presa don Santiago Martin, un parroco di Madrid, che durante la messa ha detto che "ha parte della colpa". Spopolando su media e social. Non si capisce poi perché nessuno abbia segnalato alla comunità islamica di Ripoll, e alla polizia catalana, che l'imam aveva scontato 4 anni per traffico di droga (appena uscito da un anno dal carcere, è stato assunto dalla moschea di Ripoll) e che il suo nome era entrato nel 2006 in un'inchiesta su una rete jihadista. "Non l'avremmo mai assunto", dicono ora i responsabili della moschea. Inoltre Es Satty avrebbe dovuto essere espulso uscendo di prigione, ma non lo fu. Tutti interrogativi che per ora restano senza risposta.

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SDA-ATS