La Banca centrale europea (Bce) ha abbassato all'1,1% la stima di crescita dell'Eurozona per il 2019, e all'1,2% quella per il 2020. Confermato un +1,4% per il 2021. Lo ha annunciato il presidente Mario Draghi.

L'istituto di Francoforte ha per contro abbassato le stime d'inflazione per l'Eurozona da qui al 2021: per quest'anno prevede ora un +1,1%, per il prossimo un +1% e per il 2021 un'accelerazione a +1,5%, ha indicato Draghi nel corso della conferenza stampa che segue la decisione della Bce di tagliare i tassi sui depositi e di riaprire da novembre il quantitative easing con acquisti di titoli per 20 miliardi al mese.

La decisione presa oggi con il pacchetto di misure della Bce riflette un'inflazione che continua ad essere al di sotto dell'obiettivo del 2%, e "le informazioni in arrivo indicano una debolezza dell'economia dell'Eurozona più protratta, importanti rischi al ribasso e un'inflazione debole", ha spiegato Draghi, che lascerà l'incarico il mese prossimo e sarà sostituito dall'ex direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi) Christine Lagarde.

"Lasciatemi dire che c'è stata unanimità su un fatto, e cioè che la politica di bilancio dovrebbe divenire il principale strumento" di stimolo all'economia dell'Eurozona", ha sottolineato Draghi. I paesi che hanno spazio di manovra sul fronte dei conti pubblici dovrebbero utilizzarlo "in maniera efficace e tempestiva" per fronteggiare la situazione economica più difficile, ha spiegato ribadendo invece che i paesi ad alto debito dovrebbero mantenere una politica di bilancio "prudente".

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