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Un centinaio di poliziotti e 60 dimostranti feriti, scontri e devastazioni: Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni. Proteste per l'incapacità delle autorità di risolvere il problema della raccolta di rifiuti.

Migliaia di persone, in maggioranza giovani e non identificabili con alcun partito politico, sono scese in piazza sabato e domenica sera rispondendo all'appello di un movimento denominato 'You stink' ('puzzatè), per protestare contro la situazione insostenibile venutasi a creare da quando, il 17 luglio scorso, è stata chiusa la principale discarica, a Naameh, con il conseguente accumularsi dei rifiuti nelle strade.

Un'emergenza che si è rivelata la classica goccia capace di far traboccare il vaso per una popolazione già alle prese con gravi disservizi, come la mancanza di acqua potabile, di una rete di distribuzione del gas e di un'adeguata fornitura di energia elettrica, con black-out quotidiani di diverse ore. Le manifestazioni sono degenerate in scontri con le forze dell'ordine quando una minoranza di partecipanti ha cercato di sfondare il cordone di sicurezza davanti al palazzo del Gran Serraglio, sede del primo ministro, lanciando anche bottiglie incendiarie. La polizia ha risposto con idranti, lacrimogeni, pallottole di gomma e sparando in aria. Le violenze più gravi sono avvenute ieri sera, quando, davanti al precipitare della situazione, il movimento 'You stink' ha fatto appello ai manifestanti perché si ritirassero dalle strade, mentre circa 200 giovani rimaneva a ingaggiare battaglia con la polizia.

Le forze dell'ordine sono state accusate di avere impiegato una forza eccessiva. Ma una voce che si era diffusa ieri sera, secondo la quale un dimostrante era rimasto ucciso, è stata smentita dalle autorità. Il ministro dell'Interno, Nuhad al Mashnuq, ha affermato che a provocare gli incidenti è stato un gruppo di infiltrati "affiliati a partiti politici", ma senza precisare a chi si riferisse. Mentre sui media schierati con l'uno o l'altro dei gruppi politico-confessionali circolavano accuse reciproche.

Oggi, mentre davanti al palazzo del Gran Serraglio la polizia ha innalzato un muro di blocchi di cemento, il movimento 'You stink' ha cancellato una nuova manifestazione, nel timore di nuovi episodi di violenza. I dirigenti hanno indetto invece una fiaccolata silenziosa che dal ministero della Giustizia ha raggiunto la sede del primo ministro.

Ieri il primo ministro, Tammam al Salam, aveva minacciato di dimettersi se le varie forze politiche non avessero messo da parte le loro contrapposizioni per approvare un piano urgente per lo smaltimento dei rifiuti. Uno scenario temuto anche dalla comunità internazionale che aggraverebbe l'instabilità del Paese, dove le divisioni interne impediscono l'elezione di un presidente dal maggio del 2014 e il Parlamento ha esteso il proprio mandato per un quadriennio fino al 2017 senza la tenuta di elezioni.

Il ministro dell'Ambiente, Mohammed el Mashnouq, ha annunciato oggi che nuovi appalti per lo smaltimento sono stati assegnati a sei aziende. Ma il movimento 'You stink' si è dichiarato contrario, affermando che si tratta di un'operazione per "rubare fondi pubblici" e ha indetto una manifestazione di protesta contro questa decisione per sabato prossimo.

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SDA-ATS