Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

BRUXELLES - La scissione in Belgio non ci sarà. Il giorno dopo le elezioni è però chiaro che fare passi avanti verso un federalismo più spinto sembra inevitabile. Qualsiasi nuova coalizione di governo dovrà fare i conti con il cambio di marcia imposto alla riforma dello Stato dai risultati del voto.
Il pallino è nelle mani dei due vincitori indiscussi, il leader dei separatisti fiamminghi Bart De Wever e il capo dei socialisti francofoni Elio Di Rupo. Che oggi sono stati dal re e hanno lanciato le prime prove di compromesso.
L'uomo nuovo - a cui si deve lo storico sorpasso della Nuova alleanza fiamminga sui cristiano-democratici fiamminghi - Bart De Wever, robusto giovanotto di 39 anni, allergico alla cravatta e poco avvezzo al protocollo, per la prima volta ha varcato il cancello del palazzo reale per le consultazioni con il re Alberto II. Con i cronisti, ha usato toni decisamente pacati: ha affermato di non avere niente in contrario a un premier francofono; ben inteso, se sarà fatta la riforma dello Stato e se sarà risolto il rompicapo del distretto elettorale di Bruxelles-Hal-Vilvorde in terra fiamminga, "una priorità".
Elio Di Rupo, sembra essere affascinato dalla sfida anche se non lo vuole dire. Prima di recarsi dal re ha affermato che "bisognerà trovare un compromesso". Per parlare di coalizioni "è troppo presto", ha aggiunto, ma "il voto non conduce necessariamente allo scontro, bisogna rispettare la scelta degli elettori. Questa è la democrazia". Parole da uomo di Stato, hanno commentato i media del Belgio.

SDA-ATS