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Silvio Berlusconi contro la Procura di Milano e viceversa: uno scontro lungo quasi vent'anni e che oggi ha avuto un esito decisivo per il destino giudiziario ma forse anche politico del Cavaliere, con la prima condanna definitiva per l'ex premier a 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto) per il caso Mediaset e con l'interdizione dai pubblici uffici che arriverà, ma che una nuova sezione della Corte d'Appello dovrà rideterminare nell'entità (da uno a tre anni).

Un'inchiesta quella sui 'diritti tv' portata avanti proprio da un pm milanese, Fabio De Pasquale, a cui il leader del Pdl negli anni ha riservato duri attacchi. A lui come ad altre toghe definite "rosse" o parte di una "associazione tesa all'eversione".

Intanto, il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ha accolto la sentenza con il solito 'fair play', senza commenti, limitandosi a spiegare che "la pena principale è definitiva ed è eseguibile".

Uno scontro, quello tra Berlusconi e le toghe milanesi, che comunque non finisce qua, una storia che sembra infinita: sempre a Milano, infatti, dovrà svolgersi, ad esempio, il processo d'appello sull'affaire Ruby, che ha portato in primo grado ad una condanna a 7 anni di carcere per il leader del Pdl. Berlusconi che, tra l'altro, potrebbe finire presto indagato anche per corruzione in atti giudiziari, dopo le valutazioni fatte dai giudici nel processo 'Ruby bis'.

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SDA-ATS