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È stato un appuntamento cerimoniale, ma dall'alto valore simbolico: in Birmania si è insediato oggi il Parlamento in cui la "Lega nazionale per la democrazia" di Aung San Suu Kyi gode di un'ampia maggioranza.

Si tratta di una maggioranza sufficiente per eleggere un rappresentante del partito alla presidenza e iniziare così la nuova era democratica dopo mezzo secolo di governo militare.

Con una cerimonia alla Camera bassa nella capitale Naypyidaw, nell'immenso edificio costruito dall'ex giunta pochi anni fa, centinaia di deputati hanno prestato giuramento, tra cui Suu Kyi - deputata già dal 2012 dopo aver passato 15 anni agli arresti domiciliari. Si tratta del primo passo di un iter che nelle prossime settimane porterà alla nomina di un trio di candidati alla guida del Paese, tra i quali il Parlamento eleggerà poi il nuovo capo di stato.

Le due Camere del Parlamento, dove l'Nld ha ottenuto l'80 per cento dei seggi in palio nelle elezioni di novembre, nomineranno un candidato a testa. Un terzo aspirante presidente sarà scelto dall'esercito, a cui la Costituzione assegna 166 seggi sui 664 complessivi del Parlamento. I due sconfitti rimarranno comunque vicepresidenti, e i ministeri della Difesa, dell'Interno e degli Affari di frontiera saranno in ogni caso appannaggio dei militari.

Sebbene l'Nld abbia i numeri per eleggere un suo uomo di fiducia, un'intesa con i generali sarà indispensabile per garantire stabilità al nuovo governo.

Alla "Signora" (70 anni) la presidenza è preclusa dalla Costituzione, data la cittadinanza britannica del marito defunto e dei due figli. Mentre alcuni analisti non escludono una clamorosa deroga dell'ultima ora, Suu Kyi ha da tempo messo in chiaro che comunque sarà lei a prendere le decisioni dietro le quinte, con un presidente che si limiterà a metterle in pratica.

L'Nld non ha ancora indicato i suoi "papabili" capi di stato. In ogni caso, si preannunciano settimane di trattative dietro le quinte, con l'attuale presidente Thein Sein che rimarrà in carica fino a fine marzo.

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SDA-ATS