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Il consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) (foto d'archivio)

Keystone/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

Non sussistono più motivi per i quali la Svizzera debba figurare sulla blacklist italiana dei paradisi fiscali del 1999.

È quanto sostiene il Consiglio federale, rispondendo oggi a un'interpellanza del consigliere nazionale ticinese Giovanni Merlini (PLR). Secondo il governo, "questa lista non ha alcuna ripercussione diretta sulle imprese svizzere che intendono investire in Italia".

In ogni caso, l'esecutivo ritiene importante continuare ad adoperarsi affinché la Confederazione venga tolta dalla lista nera. "Qualora gli sforzi in atto non dovessero sfociare in un risultato concreto - assicura - verranno valutate misure in linea con gli impegni internazionali della Svizzera."

Nella sua risposta, il governo ricorda inoltre che la roadmap sottoscritta da Berna e Roma il 23 febbraio 2015 prevede un impegno politico per la prosecuzione del dialogo bilaterale sulle questioni finanziarie e fiscali. Tra gli obiettivi figurano il rafforzamento della cooperazione, il miglioramento dei rapporti tra i due Stati e lo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali in un clima costruttivo.

In questo contesto, precisa il Consiglio federale, è stato possibile ottenere per la piazza finanziaria svizzera che i fondi italiani non dichiarati depositati in Svizzera potessero essere regolarizzati senza massicce fughe di capitali. Le discussioni sull'attuazione della roadmap continuano, conclude l'esecutivo, sia sulle questioni fiscali che sull'accesso al mercato per gli istituti finanziari.

SDA-ATS