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L'attentato di Bangkok non è opera di un lupo solitario, ma di una rete. Ne è ormai convinta la polizia thailandese, che oggi ha emesso un mandato di arresto contro "uno straniero non identificato" facendo sapere di essere sulle tracce di altri due complici.

Il gruppo appare muoversi in modo coordinato nel video delle telecamere di sorveglianza. Mentre una ricompensa è stata promessa a chi fornirà informazioni, in un clima da caccia all'uomo gli investigatori sembrano però essere in possesso di elementi insufficienti per arrivare all'autore dell'attentato costato almeno 20 morti e 123 feriti (la cifra è stata vista al ribasso dalle autorità sanitarie).

"Non l'ha fatto da solo", ha detto il capo della polizia Somyot Poompanmoung, aggiungendo che il sospettato con la maglietta gialla nel filmato "sembra uno straniero". E anche se qualche ora più tardi il mandato di arresto ha confermato questa ipotesi, molte dichiarazioni da parte della polizia sembrano contraddittorie. Lo stesso Somyot ha concesso che forse l'attentatore "indossava una parrucca e un naso finto", ed è arrivata anche l'ammissione su un possibile aiuto "da parte di altri thailandesi". In sostanza, sia la pista interna sia quella internazionale rimangono aperte. Il tutto mentre la popolazione esclude che dei connazionali siano coinvolti, e la ricerca di un rapido capro espiatorio straniero è una tendenza già vista in altri casi di crimini.

Del ricercato c'è ora anche un identikit, ricostruito specie grazie alla testimonianza di un mototassista che gli ha dato un passaggio pochi minuti prima dell'esplosione. Ma il disegno chiarisce l'apparenza del giovane fino a un certo punto: è interpretabile in vari modi in una scala dal caucasico all'orientale, e in serata sui social media è circolata la foto di un sosia thailandese su Facebook che è rimasto di sasso nel "ritrovarsi" nell'identikit. Per fare chiarezza, la polizia ha offerto un milione di baht (oltre 25 mila euro) a chi contribuirà al riconoscimento.

L'elemento nuovo è la presenza di due altri sospettati. Nello stesso filmato, si nota come il posto dove viene abbandonato lo zainetto con l'esplosivo viene liberato pochi istanti prima da due giovani, che poi si soffermano lì davanti quasi a coprire i movimenti del principale ricercato. I tre lasciano il santuario Erawan in stretta successione. Nel frattempo, il tempio induista è già stato riaperto. L'intenzione delle autorità di tornare presto alla normalità è evidente, ma a Bangkok la popolazione non parla d'altro e in molti mettono in conto di uscire di casa meno del solito nei prossimi giorni. Lo stesso Erawan oggi era semi-deserto rispetto alla tipica folla: i fiori per le vittime sono ancora lì, e la statua dorata sull'altare è stata sfregiata da una scheggia nell'esplosione.

Le conseguenze per il turismo si iniziano a intravedere, e sono pesanti: cancellazioni di gruppi dalla Cina, ma anche da investitori giapponesi e di altri Paesi asiatici. Già l'economia arrancava, con i dubbi sulle capacità gestionali da parte della giunta militare sempre più diffusi. Se verrà a mancare una buona parte degli arrivi turistici che contribuiscono al 10 per cento del Pil, la Thailandia potrebbe scoprire che mettersi alle spalle il peggiore attentato della sua storia sarà più difficile del previsto.

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SDA-ATS