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Borsa: Tokyo chiude a +1,05%

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 novembre 2011 - 09:33
(Keystone-ATS)

La Borsa di Tokyo termina gli scambi in rialzo dell'1,05% sulla spinta dell'allentamento dei timori sulle turbolenze del debito pubblico di Italia e Grecia anche grazie al profilarsi di due nuovi governi. L'indice Nikkei si attesta a quota 8.603,70, con un rialzo di 89,23 punti, limitando i guadagni con il superyen a 77,12 sul dollaro.

L'ex commissario Ue Mario Monti ha ricevuto da poche ore l'incarico di formare un nuovo esecutivo, a 24 ore circa dal via libera alla legge di Stabilità da parte del parlamento.

Il mercato "ha apprezzato quanto l'Italia ha fatto per stabilizzare le turbolenze finanziarie", spiega all'Ansa un broker di una primaria compagnia nipponica. E questo sia in relazione alla designazione di "Mario Monti per la formazione del nuovo esecutivo, sia per l'approvazione in tempi rapidi delle misure concordate con l'Ue". Tuttavia, aggiunge, "non è necessariamente detto che l'euro si risolleverà", essendoci ancora "criticità", a partire dal rischio recessione innescata dalla crisi del debito.

Il Nikkei, ad ogni modo, ha toccato un massimo intraday poco sopra l'1,5%, prima di limare i guadagni, malgrado il rally di Wall Street di venerdì con la schiarita su Italia e Grecia. Sempre sulla seduta odierna, i listini sembrano aver beneficiato poco del dato sul Pil di luglio-settembre che ha visto il Giappone uscire dalla recessione inasprita dagli effetti del devastante sisma/tsunami dell'11 marzo.

L'economia nipponica nel terzo trimestre dell'anno ha segnato un'espansione dell'1,5% in termini reali sui tre mesi precedenti e del 6% su base annualizzata, in sostanziale linea con le attese degli analisti. I dati hanno confermato il recupero pur con fattori negativi quali il superyen, la frenata dell'economia globale che penalizza l'export nipponico e le alluvioni in Thailandia, cuore produttivo della Corporate Japan.

I consumi, che valgono il 60% del Pil, salgono dell'1%, con gli investimenti societari a +1,1% e quelli pubblici a -2,8%.

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