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La Borsa svizzera ha chiuso sopra i 9'000 punti (immagini d'archivio)

KEYSTONE/WALTER BIERI

(sda-ats)

La Borsa svizzera ha chiuso ai massimi da un anno e mezzo, con l'SMI che ha superato la soglia psicologica dei 9000 punti: l'indice dei valori guida ha terminato a 9016,66 punti, in progressione dello 0,41% rispetto a ieri.

Il listino globale SPI ha guadagnato lo 0,40% a 10'203,58 punti.

Archiviate tre giornate positive il mercato era partito contratto in mattinata, ma nel pomeriggio ha saputo azzerare le perdite per poi concludere con un colpo di reni segnando un nuovo massimo SMI dal dicembre 2015. A questo punto non è ormai nemmeno più molto lontano il record di tutti i tempi, che risale a prima della grande crisi finanziaria: il primo giugno 2007 l'indice raggiunse 9548,09 punti.

L'evoluzione odierna è stata favorita dai buoni dati sul mercato del lavoro americano pubblicati nel pomeriggio: l'economia americana ha creato in aprile 211'000 posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è sceso a 4,4%. Entrambi i dati sono migliori di quanto si aspettassero gli esperti e alimentano le attese di un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve in giugno.

Anche la prospettiva di una vittoria del filo-europeista ed ex banchiere Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi piace ai mercati, anche se in pochi si aspettano lunedì un ripetersi dei forti rialzi seguiti al voto del primo turno.

Sul fronte interno l'argomento di discussione oggi fra gli operatori era decisione di SIX Swiss Exchange di fissare un limite massimo del 18% di ponderazione per ciascun titolo compreso nel paniere del listino principale SMI. Il provvedimento interesserà Nestlé (+0,95% a 80,00 franchi) - che ieri era progredita del 2% accelerando nel finale, senza notizie concrete - e Novartis (-0,13% a 76,85 franchi), ma non il terzo peso massimo Roche (+0,37% a 268,90 franchi): le rispettive capitalizzazioni nell'indice sono infatti del 23%, 19% e 16%.

Hanno recuperato nel finale i bancari UBS (invariata a 17,40 franchi), Credit Suisse (+0,71% a 15,55 franchi) e Julius Bär (+0,10% a 52,20 franchi), a lungo negativi: nell'ottica prevalente in mattinata il calo del prezzo del petrolio intaccava infatti le speranze di un rialzo dei tassi, la prospettiva su cui si è basata la progressione dei titoli negli ultimi tempi. Meno scossoni ha vissuto il comparto assicurativo, con Zurich (+0,36% a 277,80 franchi), Swiss Life (+0,09% a 334,40 franchi) e Swiss Re (+0,39% a 89,45 franchi).

Hanno chiuso con il segno più i valori maggiormente sensibili ai cicli economici come ABB (+0,20% a 24,46 franchi), Geberit (+0,46% a 461,40), LafargeHolcim (+0,79% a 57,10 franchi) e Adecco (+0,87% a 75,20 franchi). Nel segmento del lusso Swatch (+1,43% a 412,40 franchi) ha superato Richemont (+0,18% a 85,10 franchi), che pure era favorita da una raccomandazione di Royal Bank of Canada.

Syngenta (+0,44% a 461,20 franchi) ha annunciato la riuscita dell'offerta pubblica di acquisto da parte di ChemChina. Completano lo scacchiere delle blue chip Givaudan (-0,41% a 1954,00 franchi), Lonza (+1,67% a 188,40 franchi), SGS (-0,27% a 2258,00 franchi) e Swisscom (+0,43% a 448,90 franchi).

Nel mercato allargato ha informato sull'andamento degli affari Datacolor (+2,81% a 750,00 franchi). In evidenza è risultata anche Aryzta (+6,19% a 36,21 franchi): in questo caso sono circolate voci circa una cessione della quota nella francese Picard, mentre altri hanno fatto riferimento a una dritta proveniente da un desk di Credit Suisse.

SDA-ATS

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